Rassegna storica del Risorgimento
LEICHT MICHELE
anno
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1935
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pagina
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66
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66 Pasquale Vannucci
poco prima il poeta abbondante e vario, si era perfin cimentato con la poesia filosofica, che al Rosmini, almeno a priori, non poteva dispiacere.X) Si aggiunga che il Prati era cugino di Francesco Paoli, il compagno tra i primi e carissimi, il seguace appassionato, il fido e geloso segretario del Roveretano. Il Prati alla sua volta arnmirava e venerava il Rosmini, nella cui scia luminosa non poteva non sentirsi, anche perché vissuto a lungo in Piemonte dove più circolavano i libri e le idee del filosofo. Sa tanto di dottrina politica rosminiana per citare un esempio la lettera scritta dal Prati ex abundantia cordis a Camillo Cavour per indurlo a respingere le accuse di violenza e di antiliberalismo dopo che le elezioni del novembre 1857 ebbero portato alla Camera elementi conservatori clericali. Quelle idee su la libertà del comune, su la libertà della scienza, su la libertà dell'insegnamento, su la libertà della Chiesa, sul rispetto dovuto al clero idee espresse dal Prati con tono di entusiastica convinzione nella lettera sono idee già dimostrate e proclamate dal Rosmini in scritti suoi, quali più quali meno recenti. E credo attribuibile a un'efficacia della dottrina rosminiana su l'anima del Prati il fatto che questi, pur orientandosi in politica verso la sinistra più che verso la destra, non aderiva all'anticlericalismo.
1) Un'epopea grandiosa aveva ideata il Prati nel 1852 sn Dio e V Umanità e aveva messo in programma Ben 54 canti fissandone già i titoli nei quali intendeva considerare, lungo la vasta catena tradizionale e storica, e sotto la suprema guida della Provvidenza, le origini, il cammino e la meta dell' intelletto creato . Cominciò col canto XVII Jelone di Siracusa o la battaglia d'Intera,, ma non ne compose altri. Di questo canto fece omaggio al Rosmini che ringraziandolo da Stresa il 26 ottobre 1852 gli scriveva: L'ho letto con entusiasmo, non oserei dire con quello con cui fu scritto, ma bastevole a gustarne molte e rare bellezze, e quel calore scintillante di luce che ne' suoi versi rivela il genio poetico. La tela del suo concetto è immensa, ma non ci vuol meno per redimere la poesia dalla sfiducia in cui l'ha fatta cadere la nostra minuziosa civiltà, e per dimostrare a un mondo utilitario, che è vita e virtù di tutto, l'essere... . (Vedi Epistolario completo di Antonio Rosmini-Serbati, voi. XI, Casale Monferrato, Tip. G. Pane, 1893, pag. 706).
2) La lettera del Prati a C. Cavour fu stampata a Torino nel 1857 dalla Tipografia Economie, diretta da Barerà.