Rassegna storica del Risorgimento
LEICHT MICHELE
anno
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1935
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pagina
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67
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Dal Mercantìni al Rosmini attraverso il Prati 67
Ma leggiamo finalmente la risposta del Rosmini al Prati dopo ricevuto e dopo letto il Tito Speri del Mercantìni.1*
Caro Signor Prati,
Sono debitore a Lei del regalo d'un poemetto che mi fa il signor Luigi Mercantìni, e però desidero che per mezzo suo gli pervengano i miei ringraziamenti. Parmi di ravvisare ne' suoi versi i vestigi e gli spiriti del poeta italiano ; ma a me non conviene giudicare di poesia parlando a Lei. Mi basta dunque eh' Ella si voglia compiacere di dirgli quanto sono grato pel gentile suo dono. Unito all'esemplare destinato per me ne trovo uno pel Manzoni. La prego di dirgli che non ho occasione opportuna di mandarlo a -Milano, e che altro non potrei se non trattenerlo fino all'autunno prossimo, al qual tempo spero di rivedere il Manzoni sulle spiagge del Verbano; ma se gli paresse troppo tardi, gli rimetterei il libro. 2)
E l'inno di S. Michele, mio carissimo poeta? Possibile che non abbiate ancora sentito l'intonazione celeste? Spero che la sentirete, sollevandovi alto alto da questa terra: allora m'avrò un inno degno del duce degli Angeli. Che alta poesia quella delle angeliche intelligenze ! Stia bene e voglia bene al suo umil.mo servo ed aff.mo amico.
Stresa, 28 dicembre 1853.
À. Rosmini.
Parmi di ravvisare nei suoi versi i vestigi e gli spiriti del poeta italiano. Questo il giudizio del Rosmini sul Tito Speri del Mercantìni. Un giudizio forse tanto più lusinghiero quanto più lapidario. E non oso dirlo immeritato. Mi parrebbe irriverenza, ingratitudine, incomprensione.
Si, ci son pagine o passi di poesia vera e nobilmente italiana nel poemetto del Mercantìni. Quelle pagine piacquero a Giuseppe Mazzini e saran piaciute non è temerario il crederlo ad Alessandro Manzoni. Eran pagine di poesia
X) Vedi il citato Epistolario completo del Rosmini, voi. XII, pag. 250.
2) Se si pensa alla ispirazione risolutamente antiaustriaca del poemetto e alle continue perquisizioni compiute allora dalla feroce vigilanza dell'Austria nel Lombardo-Veneto, sarà facile comprendere perché il Rosmini dica di non avere in tanti mesi occasione opportuna di mandare il poemetto a Milano. Ne potevano, per lo meno, derivare fastidi grossi all'amico Manzoni che appunto a Milano risiedeva.