Rassegna storica del Risorgimento
LEICHT MICHELE
anno
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1935
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pagina
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68
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68 Pasquale Vannucci
non popolaresca ma eletta, che Fin fimo popolo non poteva gustare. Ma la gustarono nelle scuole e se ne infiammarono i figli giovinetti d'Italia, a cui la lessero maestri ricchi di spiriti liberali e patriottici, come, in un collegio di Calasan-ziani, quel padre Atanasio Canata che fu maestro di Giuseppe Cesare Abba. Nelle nostre piccole menti così lo storico dei Mille, accennando all'efficacia di quella lettura un pensiero ne nasceva, quello di dover, quando che fosse, levarsi VAustria di dosso. Le crudeltà di lei contro Brescia, le figure di Leshke e Haynau, quelle dei giovani morti nella difesa e Tito, l'eroico guidatore di tanti assalti, svegliavano delle collere, esaltavano gli spiriti a far invidiare la morte in battaglia e più gli abbandoni superbi nelle mani dei carnefici . E, sempre a confessione dell'Abba, quando nel 1859 VInno di Garibaldi suonò, degli alunni passati sotto quel frate, maestro Atanasio Canata, dal 1849 al 1854, ben quarantadue lo udirono, essendo soldati volontari, e i più tra essi avevano anche da lui udita la lettura del Tito Speri . Mi piace, posando la penna, chiudere con queste parole e con questo ricordo, molto caro a me, consodale umilissimo
di Atanasio Canata.
PASQUALE VANNUCCI
i) Il padre Atanasio Canata, nato a Lerici nel 1811 e morto a Carcare nel 1867, appartenne alla nobilissima schiera di quei Calasanziani, non meritevoli di oblio, i quali nella scuola e nella vita, con perseverante passione, durante 1* intero periodo del Risorgimento, associarono il culto della Religione al culto della Patria. Dal 1840 alla morte insegnò, maestro venerato e amato, a Carcare (Savona) nel Collegio degli Scolopi, ancor oggi esistente e fiorente. Lascio la parola all'Alma: Il Collegio di Carcare fioriva in quei tempi popolato di gioventù vigorosa della Liguria e d'ogni parte del Piemonte. I frati erano tutte persone di valore; e vi insegnava lettere, grande svegliatore d'ingegni e di cuori,il padre Atanasio Canata da Lerici, nato artista, fattosi frate, vissuto cattedra e libri tutta la vita. Aveva allora passati di poco i 40 anni; serbava tutto il fuoco della gioventù, che doveva essere stato un vulcano; uomo da dipingere con la spada in pugno come S. Paolo. Rimasto al secolo, l'Italia l'avrebbe visto morire in qualcuno dei moti dal '31 in poi, o esule si sarebbe fatto sentire come una tromba di guerra: chiuso in quel Collegio era venuto su insegnando, educando, finché nel 1848 esplose da solo come legione. Chi raccogliesse ciò che egli scrisse in quell'anno, mostrerebbe alla gente d'oggi che cuore di patriota potè battere sotto la tonaca di quel frate... (cfr. GIUSEPPE CESARE ABBA, Ricordi e meditazioni, Biella, Stabilimento Tip. G-. Testa, 1911, pag. 165 e seguenti).