Rassegna storica del Risorgimento
LA HOZ GIUSEPPE
anno
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1935
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pagina
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86
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86 Carlo Zaghi
ancora trentenne, l'ultimo appello all'amico generale Pino, che lo aveva abbandonato ed ora lo combatteva, e le parole d'amor patrio e d'indipendenza all'amico Decoquel. E principalmente la vita.
Di origine spagnola, nato probabilmente a Milano, nel 1796 abbandona gli Austriaci e si unisce all'esercito francese condotto da Bona-parte. Prode in guerra, forma la prima legione lombarda e ne è il primo comandante col grado di capo brigata. Combatte i ribelli della Gar-fagnana e al Senio nel febbraio 1797, e in seguito, come capo delle truppe cisalpine, prende parte a molti altri fatti d'arme riscuotendo la stima e la fiducia del generale in capo. In urto con la Guardia Nazionale di Milano e col ministro della Guerra, Birago, dà sdegnosamente le dimissioni da generale di brigata, e come membro del Consiglio dei Juniori della prima Cisalpina figura tra i patriotti più ardenti. Dimessosi dalla carica per seguire Bonaparte, nel luglio del '98 va in missione a Parigi per il Direttorio cisalpino, ma è fatto partire entro ventiquattro ore. Destituito dal grado militare in seguito al colpo di stato Trouvé, è più tardi reintegrato e incaricato dal ministro della Guerra di prendere in Modena le misure necessarie per impedire la sollevazione del dipartimento del Rubicone. Dispotico e insultante con tutti, si attira l'odio della truppa e i sospetti del Direttorio, che gli mette alle calcagna un commissario di guerra con l'incarico segreto di vigilarne le mosse. Ferito nel suo amor proprio di militare, si dimette e gli succede nel comando della divisione l'aiutante generale Teulié, ma nell'aprile del '99 viene richiamato in servizio col grado di comandante delle forze nazionali nel dipartimento di Oltre Po, e subito pubblica un proclama invitante i volontari ad accorrere per formare un corpo franco-italiano. Mette il dipartimento del Rubicone in istato d'assedio, sospende tutte le autorità dalle loro funzioni, ordina armamenti, nomina capi e comandanti. Destituito dal generale Montrichard, non ubbidisce e cerca di cattivarsi la stima delle popolazioni ribassando il prezzo del sale e del pane, pubblicando decreti contro i fornitori e i commissari francesi che depredavano e saccheggiavano Municipalità e privati, e permettendo il pubblico esercizio delle funzioni religiose. Abbandonato dai compagni più cari, come il Pino e il Teulié, e dalla maggioranza della truppa, fugge da Pesaro, si mescola con gli insorgenti, ottiene cariche e gradi dalle truppe imperiali, se non incarichi speciali, istituisce nella Marca una I. R. Pontificia Provvisoria Reggenza e cade combattendo sotto le mura di Ancona difesa dal generale Mounier e dal Pino.
Ma più che la sua vita avventurosa di generale e di combattente interessa conoscere il suo pensiero politico, le ragioni che lo guidarono