Rassegna storica del Risorgimento
LA HOZ GIUSEPPE
anno
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1935
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pagina
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88
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88 Carlo Zaghì
sospetti di giacobinismo. Come è noto, egli reagì energicamente a queste dicerie ordinando l'arresto del Celimi, capo dell'insorgenza marchigiana, e di altri soldati della truppa per averlo tacciato di traditore e di avere intelligenza coi Francesi. Ma prove sicure, documentate, di questo atteggiamento del La Hoz, mancano. Gli accenni che troviamo opere e scritti del tempo, o sono tendenziose, o si basano su voci allora correnti, e sono comunque così vaghe, così generiche ed incerte che non si possono prendere assolutamente ad occhi chiusi; mentre al contrario in sappiamo con sicurezza (ce ne informa il Mangourit, che, come console di Francia, fu testimonio e partecipe dell'assedio di Ancona) che il generale Mounier tentò di disfarsi de La Hoz per mezzo del brigante Sciabolone.
Che sotto le mura della città assediata si fossero, nel settembre e ai primi d'ottobre '99, iniziati approcci da patriotti ed ufficiali francesi per spingere gli insorgenti a tendere al miraggio di una Repubblica italiana indipendente, si può oramai ammettere, quantunque su di ciò sussistano ancora non pochi dubbi. Ma quale parte ebbe il La Hoz in oneste trattative?
Lo Spadoni, appoggiandosi in primo tempo alla narrazione che di quell'assedio memorabile ci ha lasciato Luigi Dasti nel romanzo Carlo e Celestina, propende a credere (non lo afferma però apertamente) che tra i due campi ci siano stati realmente approcci e che il La Hoz sia stato illuso e addormentato dal Mounier con uno sleale strattagemma per poterlo più fruttuosamente assalire. Ma, anzitutto, la fonte è attendibile? Il Dasti ha voluto scrivere un romanzo e non una storia veridica e sincera dell'assedio. Le argomentazioni dello Spadoni (in verità assai caute e riservate) per dimostrare la scrupolosità critica e storica del Dasti nel raccontare i fatti e poter ricostruire le fonti di cui egli si servì, non convincono. Un romanziere ha una libertà di movimento che lo storico, costretto a camminare su di un piano prestabilito e rigidamente controllato, non può avere; e la scrupolosità e l'esattezza storica che il primo può avere adoperato nel ricostruire un dato avvenimento, non può essere una prova e una norma sicura per affermare che lo scrittore ha usata la stessa scrupolosità nel raccontare un altro avvenimento, se non si hanno elementi sicuri per vegliare le affermazioni; elementi che nel caso nostro mancano completamente. Né dobbiamo dimenticare che il romanzo del Dasti, pubblicato nel 1841, fa scritto per un riposto fine patriottico, allo scopo d'infiammare gli Italiani nella lotta contro l'Austria e il Papa con l'esempio di un La Hoz eroe dell'indipendenza e dell'unione italiana. L'esattezza quindi dei particolari e dei fatti aveva, negli intendimenti del romanziere, una