Rassegna storica del Risorgimento

ERITREA ; COLONIE
anno <1935>   pagina <251>
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Di uno sconosciuto opuscolo attribuito a G. Galletti 251
a questo caso e a questo estremo, abbiamo dinnanzi a noi questa terribile ed inevi­tabile alternativa: o essere traditori ed abbandonare i nostri fratelli, o toglierci dalla dominazione Pontificia .
Ecco lo sbocco fatale.
Prematuro, inutile pensare al domani, egli prosegue, Che diver­remo indi io non lo so, non lo cerco: chi intende a compiere un gran dovere non deve arretrarsi pei pericoli d'un futuro lontano . ... Non ci involviamo, per Dio, in questioni sui modi di governo della città e dello Stato nostro. Ogni Governo provvisorio è un abbozzo, è un ripiego, è una transizione, e purché sia affidato ad uomini fermi, Ita­liani ed onesti, è sempre buono. Al nostro governo, alla sua forma penseremo dippoi appresso la vittoria .
Dunque, qui, non v'ha dubbio, è tracciata, e sicuramente deli­neata od intraweduta la via da percorrere.
Par non di leggere un progetto, un piano di insurrezione, una perorazione diretta a caldi petti, perchè si decidano all'azione, al passo, allo scavalcamento del piccolo ostacolo che ancora si frappone tra loro e la nuova realtà che è lì lì per determinarsi, ma pare di leggere la storia del poi, del come gli avvenimenti si sono svolti. Il Galletti, qui, è collocato, o, meglio, si rivela, nella sua vera luce, nella sua at­tività, come ancora non si conosceva.
Se proprio non era tribuno scalmanato come lo Sterbini, per esempio, o come Giceruacchio, era, quale dottrinario, quale scrittore, quale concionatore, per l'infiammato suo animo, a [loro assai vicino. Anzi, qui si rivela che fu, in certo qual modo, il preparatore, se non dell'assassinio, opera del circolo popolare e più precisamente dei Gce-ruacchio, degli avvenimenti susseguiti, nei quali si trovò ad essere attore principale. Ma, fatalmente, l'attore, in pratica, fu assai infe­riore, dell'ideatore, del sognatore e del preparatore.
Però, la lode di galantuomo , anche dopo la conoscenza di quest'opuscolo, al Galletti non si può togliere, perchè, qui, meglio che altrove, si svela anche una certa bontà ed ingenuità, dalle quali egli non seppe mai andare esente. Il suo, più che un piano di in­surrezione, più che un proposito che va diritto alla meta, è, quasi, un sogno idilliaco, in cui egli avrebbe voluto vedere composta l'Italia.
Deponga ognuno qualsiasi amarezza, egli dice, qualsiasi ambizione sul­l'altare della Patria, giuri di insorgere per la salute comune e di distruggere chi osasse impedirlo, chi non ci vorrebbe Italiani. Sia rispettato il Pontefice: il Seggio suo è