Rassegna storica del Risorgimento

CISALPINA (REPUBBLICA) ; GIORNALISMO
anno <1935>   pagina <320>
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320 Stefano Canzio
Tuttavia se questa opinione fu allora accettata da molti, lo fu perchè presentava numerosi caratteri di legittimità. Ed infatti se non è giusto assegnare al periodo cisalpino una parte principale, non corrisponde nemmeno al vero attribuirgli un ruolo secondario. Perchè fu in questo periodo che per la prima volta, dopo secoli di servitù, le masse popolari incomin­ciarono a partecipare direttamente, se pur in misura ridotta, al movimento nazionale italiano.
E certo che esisteva, antecedentemente alla caduta del vecchio regime, una psicologia nazionale italiana, elaboratasi nei secoli attraverso esperimenti e speculazioni politiche, arti­stiche o erudite, e per mezzo della quale si andava a poco a poco componendo un novello spirito civico e patriottico. Senonchè, pur ammettendo senza riserve, non solo resistenza, ma l'importanza massima ed il merito di questa corrente d'idee mantenutasi inalterata e copiosa durante tutto lo svol­gersi della nostra storia, è lecito d'altra parte domandarsi se vi fosse in un movimento di carattere integralmente specula­tivo, la capacità di uscire in piena luce a conquistare l'adesione fervente delle masse ed imporre così ai principi, già italiani sia stranieri, con la persuasione e con la forza, l'attuazione pra­tica dei suoi postulati.
L'atteggiamento popolare, esaminato a partire dal 1796 risponde negativamente. La maggioranza dei cittadini e intendo riferirmi principalmente ai ceti inferiori che già nel 1798 reagisce all'alleanza francese con metodi rivoluzio­nari e idee ispirate ai nuovi principii (basta per convincersene esaminare i cartelli che i rivoltosi affiggevano per le strade e che sono conservati all'Archivio Storico del Comune di Milano), e che nel 1821, trascorsi appena otto anni dai sacrifici e dai lutti della dominazione napoleonica, si dimostrerà general­mente avversa al regime austriaco e già conscia della neces­sità di nuovi destini per la patria, è, nei primordii del periodo cisalpino, o indifferente delle proprie vicende politiche e