Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; ESERCITO
anno
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1935
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pagina
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321
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Alle fonti del Risorgimento Italiano, ecc. 321
sollecita solamente delle disagiate condizioni materiali, o pronta a insorgere in difesa di istituzioni e di Stati, i cui interessi, in alcuni casi legittimi, e la cui esistenza, in alcuni casi gloriosa, sono però quasi sempre in contrasto con gli interessi e con resistenza di un movimento di riscossa nazionale. Questo popolo scrive V Ispettore di Polizia del III Rione Milanese, dipingendo con precisa efficacia lo spirito e i sentimenti dei suoi sorvegliati è indifferente alle modificazioni diverse del governo, e, ben lontano dalla rivolta, non si ferma nemmeno a considerare i vantaggi che gliene possono derivare, abbastanza contento di avere con che soddisfare i giornalieri bisogni. E sebbene le autorità cisalpine continuino a domandare informazioni, quasi stupite di una simile apatia non solo di fronte ai problemi cittadini o nazionali, ma anche dinnanzi ai soprusi e alle prevaricazioni che si commettono quasi giornalmente, pure il tenore dei rapporti non cambia, denunciando la completa immaturità politica delle classi inferiori lombarde tuttavia fra le più progredite in Italia e rivelando persino alcuni lati curiosi e infantili del loro carattere. Le maggiori lagnanze dei cittadini troviamo infatti riferito provengono dal fatto che è proibito giuocare ai tarocchi nelle bettole. Il dovere di scuotersi ad ogni costo da questo torpore è del resto concepito come condizione necessaria per giungere a qualche risultato concreto da tutti i fautori di una rigenerazione italiana, anche da coloro che rifuggono da qualsiasi forma di esagerazione demagogica. E se ne fa interprete il più illustre dei nostri pensatori del tempo. L'11 giugno 1796 Pietro Verri scrive al fratello: Vi ripeto che i danni attuali mi affliggono meno delTabbiezione nella quale viveva dapprima e vedeva intorpiditi i cittadini: dal letargo siamo passati alla frenesia; né l'uno ne l'altro stato è buono, ma l'ultimo è più
di mio genio .
A distanza di un secolo noi dobbiamo constatare come l'intuito del grande scrittore lombardo non s'ingannasse. Gli