Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; ESERCITO
anno <1935>   pagina <329>
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Corpi franchi del Quarantotto 329
nere appoggiandosi a che il Ministero non aveva avvisato del mio arrivo; immediatamente e per espressa staffetta risposi che nulla poteva trattenere la mia marcia, perchè voluta da ordini superiori, e dallo stato deplorabile di salute della maggior parte dei militi, per febbri avute durante la difesa dell'eroica Venezia. Con sommo dolore mi viene replicato con altro dispaccio dello stesso Generale, e dietro ordini del Sig. Pro-Legato, l'ingiunzione di sospendere la marcia fino a nuova disposizione. Ordini non ricevo che dal Generale diretto o dal Ministero di Roma, e finché quello o questo non dispone altrimenti, assolutamente mi è vietato il derogare ai primi. A Voi, come Senatore, a Voi come concittadino dei bravi che mi seguono, mi rivolgo, onde interponiate l'officiosa opera vostra presso il ProLegato onde non voglia opporre ostacoli all'adempimento dei miei doveri e mettermi nella dura, ma pure necessaria circostanza, di non mostrargli quella deferenza che pur vorrei. Come concittadino dovete interessarvi al benessere della mag­gior parte del mio battaglione nativo di Bologna, come uomo anche a quello di quelli che non lo fossero, perchè italiani tutti, perchè hanno sofferto e soffrono per la santa causa per cui si armarono. È crudeltà che dopo i servizi prestati, i combattimenti avuti a cui sempre fortuna sorrise, siano respinti dalla patria loro, da quella Bologna ospitale sempre e generosa. Che ne dirà il mondo allorché questo fatto sia conosciuto ? E questa ripulsa non potrebbe forse turbare la tranquillità della città nostra ? Turbare in questi momenti solenni, in cui tutti gli sforzi degli Italiani debbono essere rivolti a mantenere l'ordine e la dignità di una nazione che vuol essere ? Non sarebbero forse creduti strumenti austriaci coloro che si impegnassero a far nascere disturbi ? Io feci precedere il mio arrivo daU'indirizzo che forse conoscerete, e che per ogni evento vi compiego. I sentimenti che vi sono espressi dovevano meritare maggior fiducia. A me d'altronde che importa che siano in ritardo gli avvisi di Roma ? Il mio precipuo dovereè quello, vi replico, di ubbidire agli ordini del mio Generale, finché non sia disposto altrimenti.
Sono certo che dal canto vostro farete che al mio arrivo costì sia accolto il mio Battaglione con quell'onorevolezza è gratitudine che si merita, e trovi quelle comodità che alla pristina forza lo ridonino e così avrete bene meritato della patria.
Io conto molto sopra di Voi, mentre ho l'onore di protestarmi
Il Colonnello Comandante Zambeccari. Al Signor Senatore di Bologna.