Rassegna storica del Risorgimento

1847 ; MESSINA ; SICILIA
anno <1935>   pagina <358>
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Giovanni Natali
fretta tale che hanno dovuto tagliar le tirelle ai cavalli d'un carro di munizioni che nel voltare per retrocedere s'era imbarazzato, e staccati i cavalli tentarono di cacciarlo nel Mincio, ma incalzati sempre dalle fuci­late dei nostri dovettero abbandonarlo e non andò nell'acqua che circa una metà; questo carriaggio è pieno zeppo di munizioni da cannone. I Tedeschi dopo aver fatto due scariche di plutone si sono sbandati per­chè i fucilieri li disturbavano al fianco sinistro e la linea di fronte, si sono però messi in campagna e fra gli alberi e siepi hanno sostenuto la loro ritirata alla meglio, ma arrivati a una svolta del Mincio, ove l'arti­glieria nostra avendo preveduta la ritirata per quel luogo ha colà improntati i cannoni, e gli ha serviti a dovere. Fortuna per loro che non orano in plutone perchè chi sa allora quanti ve ne sarebbero restati; fu però tale lo scompiglio che cagionò per loro quella scarica d'artiglieria che si cacciarono per mezzo alla campagna, guastando e calpestando i raccolti. Ecco press'a poco quello che è accaduto nel combattimento sulla riva sinistra del Mincio.
Alla destra pure vi erano dei Tedeschi, ma senza artiglieria; è nato qualche attacco ma non di entità. In questa zuffa uno solo dei nostri è morto ed è la sentinella indicata, uno da una palla da cannone gli è stata portata via una gamba, altro da una bomba una mano, altri due feriti da palle di fucile e da scaglie di bombe, ma gli ho veduti ridere e girare lo stesso. All'incontro il nemico ha lasciati sul campo 4 morti, 5 feriti gravemente e un prigioniero, e due carra feriti gli hanno traspor­tati con loro a Mantova, ascendendo a 25 sicuramente. Osservato però da me attentamente tutto il luogo della mischia ho dovuto convincermi che ben più grande sia stata la strage, perchè le pozze di sangue in ab­bondanza e quantità sparso da ritenersi che un uomo dopo tale perdita non abbia potuto vivere, ne ho contate 8, i frammenti di tre o quattro teste in altri luoghi, una coscia, un braccio, dei frantumi di ossa e da tanti altri segnali ho potuto convincermi che assolutamente oltre gli indicati individui il Mincio ne abbia colti un buon numero. Non so dirti poi le armi rotte, i vestimenti perduti, i bonnè, i sacot, le cariche perdute dagli individui. Tutti ne avevano e dappertutto se ne trovavano. Ti mando anzi due piccoli frammenti di fucile ed un pezzo di bomba, che è quella appunto che cacciò la mano di uno dei nostri (così si dice). Ti mando pure una pallotta di marmo trovata da me in una cartatuccia tedesca; te ne farai una spilla in memoria di questo fatto. Alle vittime vi è da aggiungere un vecchio bottegaio, stando sull'uscio della sua bottega le arrivò una palla da cannone che le troncò le gambe, e spirò; la palla passò l'uscio di bottega, il banco, il muro e si fermò in un'altra stanza.