Rassegna storica del Risorgimento

1790-1794 ; CORSICA ; SARDEGNA (REGNO DI)
anno <1935>   pagina <419>
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Chi salvò la Sardegna nel 1793? 419
I commenti Bono superflui e, per quanto si voglia essere proclivi ad interpretare nella forma più benigna i sentimenti di un uomo su cui pesava la responsabilità gravissima circa le conseguenze dì una sua decisione, non può negarsi che il suo primitivo proposito di abbassare le armi di fronte al nemico equivalesse a decretare la perdita della Sardegna, e che il merito di averla salvata alla Corona Sabauda fu dei rappresentanti degli Stamenti, i quali o per amor di patria, o per interesse proprio o per altre ragioni (ne indaghi chi vuole il movente), forzarono la mano al Viceré ed ai suoi pacifici consiglieri, organizza­rono la difesa e ne fornirono i mezzi finanziari; e sopratutto del po­polo, che, non piegando agli incitamenti ed alle lusinghe dei giacobini, fu rartefice materiale di quel miracolo, che i fedeli vogliono attribuire, con spirito religioso, all'intervento di un Santo.
Allontanatasi, il 21 febbraio, Tarmata francese dai mari di Sar­degna ed in vista del pericolo di un suo ritorno, tenendo essa tuttora in suo potere e convenientemente presidiate le piccole isole di San Pietro e di Sant'Antioco, lo Stamento militare, d'accordo coll'eccle-siastico e col reale, spiegò la massima attività per organizzare ed ad* destrare le milizie sarde a spese proprie e coi fondi raccolti dai Nazio­nali. Ottenuta la facoltà di radunarsi (le loro congreghe erano state sospese da molti anni), tenne quasi tutti i giorni le sue riunioni, nelle quali si discutevano e si proponevano al Viceré i provvedimenti ne­cessari. A quelle adunanze interveniva, come delegato del Viceré, il giudice della Reale Udienza don Giuseppe Valentino. I relativi verbali, redatti con minuziosa cura dal segretario Giambattista Trogu, costitui­scono un diario interessantissimo, rimasto finora inedito e forse scono­sciuto dagli storici. A corredo dei verbali esiste la copiosa corrispondenza degli Stamenti, anche questa inesplorata e ricca di utili notizie. Ultimo detentore delle due raccolte fu il marchese don Enrico Sanjust di Neoneli, da cui esse passarono alla Biblioteca comunale di Cagliari. ')
Sfogliando quelle pagine si nota ancora la condotta ambigua del Viceré Balbiano, non altrimenti spiegabile che come presuntuosa riluttanza ad uniformarsi alle direttive ed ai suggerimenti del Corpo stamentario, oppure come un ritorno alla tattica del doppio giuoco, di cui fu incolpato prima dell'invasione. Comunque sia, é certo che il suo comportamento non sembra essere quello di un uomo conscio dei propri doveri in un momento così grave e pericoloso.
i) Libreria Sanjust, mas. voi. 2 e 3.