Rassegna storica del Risorgimento

FRANCIA ; POERIO GIUSEPPE
anno <1935>   pagina <436>
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Angela Valente
cortese, che il conte di Mosbourg è fuori discussione, perchè l'amico del Monarca non può essere che amico della Nazione .
Sul dubbio avanzato dal consigliere Briot se e da quando la Nazione napoletana sia veramente una nazione , il Poerio ribatte che la sua antichità si confonde colle tradizioni e colle leggende, e Napoli sorse molto tempo prima di Roma: egli ricorda opportuno ricordo che quando il genio di Roma riunì in suo potere la penisola italiana su questo suolo esistevano più corpi di nazioni illustri, mentre il resto dell'Europa gemeva nella barbarie. Inoltre, la Monarchia delle Due Sicilie fu una delle più antiche della storia moderna e fin dall'epoca delle Crociate i Napoletani han splendidamente figurato nelle armi, nella marina, nelle lettere e nella diplomazia . Quanto al rimprovero mosso che gli abitanti del regno siano aggregati di differenti migrazioni stra­niere , crede opportuno non si dimentichi che ciò è di quasi tutte le province del caduto Impero romano, ed è un infortunio comune alle Spagne, alle Gallie, all' Inghilterra, alla Grecia. Del resto, non sarebbe difficile dimostrare che di tutti i popoli del Mezzogiorno il più indigeno sia per l'appunto il popolo napoletano. Quanto all'esempio delle Colo­nie albanesi, risponde che una colonia di agricoltori, la quale chiede pochi iugeri di terreno per migliorarlo, differisce essenzialmente da una colonia d'impiegati, i quali pretendono, di perpetuarsi nelle cariche più cospicue dello Stato : (ben detto!). Crede di poter affermare che non furon mai molti nel Regno gl'impiegati stranieri in cariche civili di qualche importanza, e che sebbene il marchese Tanucci di Pisa rimanga una cara e rispettabile memoria pei popoli del regno, questi non hanno a lodarsi dell'opera degli altri stranieri, ad esempio dell'Acton: il Re Ferdinando, poi, proprio perchè non ha avuto fiducia nei suoi gene­rali ed ha fatto comandare le truppe da uno straniero ha visto un'ar­mata di 60.000 uomini rifiutarsi di battersi . Si meraviglia che ad un re, Murat, che può servire di modello, si offrano per esempio di condotta gli errori della passata dinastia !
Non crede dover perdere molte parole per dimostrare che non è il caso di fare di Napoli il rifugio dei malcontenti dei governi alleati, e che non può valere l'esempio dei principi del nord, i quali invitano a passar nel loro regno artisti ed uomini di lettere francesi: sopratutto vieta ogni paragone, la differenza degl'invitati .
In quanto all'ospitalità prodigata dai patrioti francesi ai Napole­tani nel '99, il Poerio avrebbe potuto dire che era il meno che i Fran­cesi potessero fare per loro, dopo averli compromessi ed abbandonati, sia pure per ineluttabili necessità; si limita invece a proclamare non