Rassegna storica del Risorgimento

FRANCIA ; POERIO GIUSEPPE
anno <1935>   pagina <438>
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438 Angela Valente
ha studiato la storia ed i progressi di civilizzazione di questo Regno, dirà ingenuamente che noi non mancavamo di eccellenti istituzioni, più degne di essere imitate che distrutte. Dirà ancora che molte cose andavan riformate, e che la loro riforma è stata generalmente applau­dita. Dirà soprattutto che non vi è un sol napoletano il quale non sia penetrato di ammirazione e di gratitudine verso S. M., e per le sue virtù militari e civili, e per l'indole sua generosa, e per Pimpulso dato alla Nazione, e per il grado di elevatezza e di gloria cui ha portato la sua armata, e per aver sacrificato le affezioni del suo cuore agl'interessi dei suoi popoli, e per il bene già fatto, e per quello che vuol fare. Ma questi benefici sono dovuti esclusivamente al Re di Napoli, non già alla Fran­cia ed ai Francesi. Essi tendono sempre più a stringere i vincoli fra il Monarca e i sudditi, non già a favorire gli stranieri. Vi è anzi luogo a credere che senza la preponderanza del passato governo francese S. M. avrebbe diminuito molti mali, e fatti molti altri beni, e, ciò che lo prova incontrastabilmente, è che non appena approvata la sua indipendenza, S. M. ha nominato delle Commissioni di sua fiducia, incaricate di pro­porre i miglioramenti dei codici e della pubblica amministrazione .
Il Briot non aveva per spiegabile pudore parlato di uffiziali e di soldati che in quell'anno avevano militato sotto Murat contro la ban­diera di Francia, li ricordava invece il Poerio, per contrapporli agli impiegati civili, dei quali non poteva tenersi in alcun conto l'esser rimasti al loro posto durante la guerra, perchè un decreto imperiale aveva loro dato di tempo fino al 30 aprile pel ritorno in patria, ed il 5 erano avve­nute in Francia le mutazioni di governo e di dinastia. Che merito allora vi era?
La confutazione della parte legale del discorso Briot è una brillante lezione di diritto costituzionale, e mostra nel Poerio il maestro del giure.
Egli dice di non aver il coraggio di proclamare nullo e non avve­nuto il decreto costituzionale di Baiona: 1 perchè questo non può venir che dal Sovrano; 2 perchè detto atto si vede da S. M. invocato in diversi reali decreti e dal Consiglio di Stato in tutte le cittadinanze finora concesse . Conviene che una costituzione può retroagire, e perciò pensa che tutti i decreti di cittadinanza emanati prima del mag­gio 1808 devono essere rispettati. Ma i servigi resi dagli stranieri nel 1806 e '7, ed anche prima, costituiscono possibilità, e non titolo neces­sario. Non potrebbe farsi più grande oltraggio alla dignità del principe e della nazione quanto dichiarare una cittadinanza forzosa a favore di chiunque. Questi atti, essenzialmente politici, sono essenzialmente