Rassegna storica del Risorgimento

FRANCIA ; POERIO GIUSEPPE
anno <1935>   pagina <439>
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Una fiera ed eloquente protesta di Giuseppe Poerio, ecc. 439
facoltativi, se noi fossero non vi sarebbe più sovranità nel concedente. Questo, lo spirito dello statuto di Baiona : L'applicazione è un atto amministrativo, non costituzionale; e non solo un atto amministrativo, ma individuale. Or non sarebbe bizzarro l'accordare la cittadinanza in massa e per classi ? Se fosse concessa a tutti, a che i decreti del 14 giugno 1811 e di Bologna, e le domande di cittadinanza dei ministri esaminate dal Consiglio di Stato per ordine del Re ? La quistione, del resto, si riduce per lui a questo: giova o pur no a S. M. il perpetuare gli stranieri negl'impieghi civili? La verità matematica è questa: che quanto maggiore sarà il numero d'impiegati stranieri, tanto minore sarà quello dei napoletani. La maggior parte degl'impiegati francesi lo sono fin dai tempi di Giuseppe, né chiesero mutar cittadinanza nel 1806 e '7. Nonostante l'invito di Baiona nessuna domanda fu fatta nel 1809, nel '10, nell'll. Il 14 giugno 1811 S. M. li invitò ad assumere la cittadinanza napoletana, dando di tempo tutto agosto. Ognun sa che pochissimi lo fecero, opera degli avvenimenti di quell'epoca; ed egli crede dignità del Consiglio spandere un velo religioso su di essi. Tale disdegno durò negli anni 1811, 1812 e 1813, fino al decreto ultimo che richiama in vigore quello del 14 giugno 1811. Piovon migliaia di domande, sospetto più di amor d'impiego che di patria.
E conclude con la necessità di concedere con sobrietà la naturaliz­zazione: Il sistema di rigore d'altronde giova alla possibile riduzione degli5 impieghi, ossia alla pubblica economia, giova alla forza morale del Governo, e giova a molte famiglie di Napoletani, di questo buon popolo che ha giurato di morire per la regnante dinastia, e che manterrà i suoi giuramenti .
Nelle carte Poerio vi è anche di mano di lui la minuta di un progetto di legge circa il destino degl'impiegati stranieri nel Regno. Ma quel pro­getto rimase sempre tale.
La quistione della naturalizzazione continuò ad essere vivamente discussa, nel Consiglio di Stato ed altrove, dopo di quella memoranda seduta. Il 14 luglio se ne occupò il Consiglio dei ministri: astenutosi dalla discussione il Mosbourg, i pareri estremi vi furon sostenuti dal ministro di polizia, Maghella, che parlò contro la naturalizzazione, e dal ministro segretario di Stato, Pignatelli, che mite ed accomodante sempre sostenne che, perchè non pareva vi fossero ragioni politi­che per la quiete del Regno, si poteva concedere la naturalizzazione a guanti la richiedevano. Lo Zurlo, ministro dell'interno, il duca di Gallo, ministro degli esteri, e quello della guerra sostennero che ai militari non potesse negarsi la naturalizzazione, che invece bisognava esser sobri coi