Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1935
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pagina
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451
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LIBRI E PERIODICI
MARIO MAZZUCCBELLI, La Rivoluzione francese vista dagli ambasciatori veneti; Bari* Laterza, 1935, in-16, pp. vm-302. L. 20.
Finalmente, ecco la prova che attendevamo ! Questo volume ci riempie di gioia, perchè ci dimostra inconfutabilmente che la voga delle biografie romanzate, almeno in Italia, è finita per sempre. Se, infatti, il più accreditato e fecondo cultore della storiomanzografia abbandona il campo, se il diavolo si fa frate, non c'è da chiedere di più, ci sembra. Perchè, con questa sua nuova fatica, Mario Mazzuccbelli lascia il labirinto d'amore che egli ha popolato di tante seducenti creature e, se proprio non passa tra gli infedeli, t'inventa, però, una sottospecie quasi nuova: quella del documento romanzato, o, diciamo meglio, quella della edizione romanzata del documento. H progresso è evidente.
Con la preparazione storica che si è procurata leggendo le biografie francesi che son servite di base ai suoi precedenti lavori, egli si è messo ora alla scoperta di materiale documentario inedito. E c'è riuscito. La sua specifica competenza l'ha indotto a soffermarsi ancora una volta nel giardino incantato della Rivoluzione francese e lì, pensosi nei viali pieni d'ombra, come un tempo negli orti della Zuecca (non Zuetta, per carità, p. 13) cari al Casanova, ha trovato i tre nobili de Franzo, Antonio Capello, Almorò Pisani e Alvise Querini intenti a scrivere v nei loro numerosi dispacci al Senato una vera e propria storia della Rivoluzione francese, in cui abbondano profezie e giudizi che il tempo si incaricherà di confermare (pp. VVI), Mo, dasseno, che bravo pitto ! debbono aver detto nei loro eterni riposi i tre ambasciatori, scorgendo l'autore infervorato a a far apprezzare dal nostro pubblico pagine ancora inedite, eppure della massima importanza storica e politica . Perchè l'elogio che il Mazzucchelli fa delle relazioni dei tre ultimi rappresentanti di Venezia a Parigi è tale che anche chi ha già ammirato la vogata calma e vigorosa di Caronte non può non sentirsi lusingato.
Inediti, a dire il vero, non lo sono tutti questi documenti. Già MASSIMO KOVA-LEVSKY, in un libro di diffìcile lettura , come è apparso al Mazzucchelli (p. VI), ha pubblicato quelli di Antonio Capello e di Almorò Pisani fino al 10 agosto 1793 (I dispacci degli ambasciatori veneti alla Corte di Francia durante la Rivoluzione, Torino, Bocca, 1895). È vero che più tardi il Kovalevsky ha anche scritto un volume sulla caduta di Venezia (La fin d'une aristocratie, Torino, Bocca, 1901), ma questo non conta per il nostro autore, che tiene ad avvertirci che tutti gli altri documenti sono completamenti inediti e a rivendicare a sé il merito di averci rivelate queste vecchie carte che giacevano dimenticate nell'Archivio di Venezia da quasi un secolo e mezzo
(P. VILI).
Ci dispiace di non essere d'accordo con il brillante rievocatore di Nostra Signora di Termidoro, ma non possiamo rinunciare al dovere di avvertirlo che nell'opera di EDMONDO BONNAX, Caduto di una repubblica, Venezia, Naratovich, 1886 (trad. di Ughi) è riportato quasi per intero (pp. 7-11) il dispaccio del Capello del 14 luglio 1788, del quale il Mazzucchelli (p. 24) dà solo poche righe, e non tra le più significative, incorniciate di lieve commento. E a p. 14 del Bonnal è riportato un brano del dispaccio del 7 settembre 1790, pure attribuito al Capello, che il Mazzucchelli ignora. Così pure i discorsi scambiati tra il Querini e il LaréveiHère-Lépeaux il 30 luglio (pp. 207-209) erano già ampiamente riportati in Bonsai (pp. 40-41), ove è possibile trovare riassunto un importantissimo dispaccio dell'agosto 1796 (pp. 100-101) e altro del 7 settembre (pp. 101-102), ignoti al MazzucchéÙT.