Rassegna storica del Risorgimento

1831 ; TOSCANA ; COLLETTA PIETRO
anno <1935>   pagina <458>
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Libri e periodici
p. 272 (diamo anche le righe: 11-15) è tradotto da Bonnefons p. 219, salvo che per quest'ultimo i moyens d'une espèce particulière non sono affatto un estremo e pericoloso mezzo. Vedi per il seguito la storia del conte Zenobbio (p. 273), che è Zenobio per Bonnefons (p. 220), tutta tradotta dal francese, con qualche lieve ritocco. Ed anche la p. 274 è calcata su B. pp. 220-221, Balvo quelle piccole nuan-ces dovute all'influenza di un documento citato.
Ma ora basta sul serio. Il lettore, che ha tempo, faccia per suo conto quelle altre ricerche che crede. Per parte nostra aspettiamo che almeno un qualche Mazou-queaux d'oltralpe giochi lo stesso tiro a due o tre storici nostri. E allora vor­remo ridere.
A. M. G.
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GIUSEPPE AGNELLI, La battaglia al Ponte di Lodi e la settimana lodigiana di Napoleone Bonaparte, 8-15 maggio 1796. Con appendice, illustrazioni fuori testo e plani­metrie; Lodi-Milano, Biancardi, 1934-XII, in-8, pp. 439. L. 30.
Che la battaglia combattutasi nel pomeriggio del vcntun floreale del quarto anno della Repubblica Francese attraverso alle sponde dell'Adda e sul dubbio ponte di Lodi sia il fatto storico più importante che abbia attratto su questa città l'atten­zione dell'Europa e del Mondo nessuno s'attenta a negarlo. Che grandi citta di Jfrancia ed altrove abbiano dato a pubbliche contrade il nome di Lodi e del suo ponte, che negli Stati Uniti ben dieci luoghi lo riecheggino, che persino nella lon­tana Oceania ci sia un capo Lodi è cosa che deve giustamente riempire d'orgoglio i Lodigiani. E ci spieghiamo anche le ragioni affettive ed erudite che hanno spinto l'Agnelli a trattare ex novo questo tema, a suo stesso dire non nuovissimo. Né ose­remmo affermare che fosse possibile affrontarlo e trattarlo con maggiore compiutezza, con più documentata dottrina, con più serrata erudizione. L'autore ha letto tutto quello che, manoscritto o stampato, inciso su marmo o su medaglia, poteva consen­tirgli di rivivere la settimana lodigiana . E quadri e statue e stampe e cimeli lo hanno aiutato a prender contatto con i protagonisti di quei giorni e a tentare di rie­vocarne la passione e il tormento.
Commendevole intento e nobile sforzo quello dell'Agnelli, il quale non poteva certamente illustrare più dottamente il panorama storico della settimana lodi­giana. Per quanto ha fatto gli va data piena lode. Perii modo ci sia permessa qualche riserva.
Che fosse opportuno inquadrare' la battaglia negli eventi generali del 1796 e * descrivere le varie fasi delle operazioni dall'8 al 15 maggio e narrarne le conseguenze, siamo d'accordo, come lo siamo per la necessità di parlarci della Lodi fin de siècle e di darci qualche informazione su uomini e cose xnen noti, comprese le vicende del monumento sulla Piazza Maggiore e le epigrafi commemorative e il ricordo delle dodici denominazioni straniere (sic, per dominazioni ) del secolo XVIII hi Lodi.
Ma non possiamo essere d'accordo con il benemerito autore per quel suo ripetere di continuo cose notissime, quel suo appesantire il racconto di particolari non diret­tamente legati al suo tema. Passi pure il calendario repubblicano, che del resto può far comodo avere sotto gli occhi, ma tutto quel riassunto di storia francese (pp. 13-23) e di storia italiana (pp. 23-32) non poteva essere supposto o almeno più concisamente esposto ? E Io stesso si dica per le Istruzioni per il generale in capo dell'esercito d'Italia (pp. 33-40), per le quali bastava un semplice rinvio alla Correspondance.
Troppi dispacci, troppi documenti, per i quali era sufficiente il riferimento ali opera originale o un rapido riassunto, sono riportati in extenso con soverchia fatica dell autore