Rassegna storica del Risorgimento
1831 ; TOSCANA ; COLLETTA PIETRO
anno
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1935
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pagina
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461
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Libri e periodici 461
Come poteva il Lambruschini conciliare il suo legittimismo con l'avvento del nuovo regime, dominato dal Lafitte e dal Lafayette, nei quali egli vedeva i perversi campioni della setta nemica della religione e della bene intesa civiltà, e servito dal Maresciallo Sebastiani, che egli giudicava falso, subdolo, avventato e pericoloso per la sovranità pontificia e per la pace europea ? I colloqui col Sebastiani, Ministro degli Esteri, durante la crisi del 1831, sono una delle parti più interessanti del libro e caratterizzano la terza fase della nunziatura, nei primi mesi del pontificato di Gregorio XIII e del ministero del cardinale Bemetti, mentre in Italia si propagavano i moti rivoluzionari e la Santa Sede, per salvare lo stato sconvolto e pericolante, era costretta a sollecitare l'intervento militare dell'Austria. Non è a dirsi quanto il Lambruschini sostenesse la legittimità e l'opportunità di questo intervento, davanti ai rappresentanti della non intervenzione, sebbene la sua pervicace difesa, sostenuta fino all'estremo, degli imprescrittibili diritti e della libertà della Santa Sede, perfino col capzioso ragionamento che i principi d'Italia, tra i quali l'Imperatore d'Austria re del Lombardo-Veneto, potevano agire l'un per l'altro e nazionalmente accordarsi per salvare i loro stati e i popoli dall'anarchia, gli procurasse tali ostilità da indurre il Sebastiani a premere sul governo di Roma perchè lo richiamasse. Dal serrato duello il Lambruschini uscì vinto, ma con dignità sua e qualche umiliazione dell'avversario.
Da queste Memorie non emergono veramente fatti nuovi, se non forse relativamente alla politica religiosa; ma vi sono pagine interessantissime sui prelati francesi, sui personaggi di corte e di governo, sui legittimisti più fervidi e sono raccontate con vivezza le famose giornate del luglio 1830.
Spira per tutte le pagine una vera devozione a quegli ideali religiosi e politici che dovevano, se avverati, condurre al trionfo della Chiesa ed alla restaurazione solida della monarchia di diritto divino, ed anche una religiosità sincera, schiva di mondanità, e una coscienza gelosissima dell'onor della carica.
In complesso un libro utile alla ricostruzione di tempi non mai abbastanza schiariti e alla conoscenza di uno dei più fieri sostenitori della legittimità, che, più tardi, per un decennio puntellò con la sua fermezza la vacillante sovranità temporale del Papa, nella fase più torbida dei tempi gregoriani.
GIOVANNI NATALI
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GUALTIERO SANTINI, Fiamme Dannunziane ; Ancona, S. T. A. M. P. A., s. d., in-8, pp. 448, con illustrazioni.
Il valoroso colonnello dei bersaglieri Gualtiero Santini che alla storia del Risorgimento portò alcuni anni or sono un contributo degno di ricordo, raccogliendo e pubblicando in due distinti volumi i documenti relativi alla difesa di Ancona del 1849, e scritti relativi al periodo 1848-49 per la stessa città, prosegue ora nella stessa maniera espositiva, e documenta in questo grosso volume la ben nota vicenda fiumana che, pur essendo un momento della storia di ieri, già molto si colora della luce della leggenda.
Si può dire difatti che sulT impresa dannunziana e' è stata sino ad oggi un'abbondante letteratura, e magari una sovrabbondante letteratura, fatta in prevalenza di celebrazioni e di inni, di prosa poetica e, qualche volta, di poesia prosastica; mentre poi non sono cosi abbondanti gli studi storici propriamente detti, e le obbiettive disamine, da un punto di vista o politico o militare ; e ciò per motivi che possono essere vari, e che qui non abbiamo il compito di esaminare.
Questo volume del colonnello Santini è un passo notevole verso la storia, anche se non mancano, (e come potrebbero mancare in una narrazione di gesta ?) le frasi di acceso tono esclamativo.