Rassegna storica del Risorgimento

1831 ; TOSCANA ; COLLETTA PIETRO
anno <1935>   pagina <463>
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Libri e periodici 463
Riservandoci di parlare più particolarmente dei volumi di quest'opera che avranno maggiore attinenza con le operazioni svoltesi al fronte italiano, ci limiteremo qui a dire che la relazione magiara mira dichiaratamente a eternare le gesta delle truppe ungheresi. Non vuole essere una storia generale e popolare rispondente al gusto del gran pubblico e poco interessante per i militari, ma una vera e propria opera tecnicomilitare che giovi a ricordare agli ex-combattenti magiari il nesso intimo degli avvenimenti della grande guerra, la preparazione, l'esecuzione ed i risultati delle operazioni di guerra, nonché il valore intrinseco delle truppe ungheresi e la loro capacità d'azione (p. 16).
Una dichiarazione del Direttore capo dell'archivio militare ungherese ci piace singolarmente per la sua franchezza: Né l'opera vuol essere facile mezzo di esaltazione che non serve al soldato ungherese. Dove c'è molta luce ci sono anche zone d'ombra; ciò ben sanno i combattenti della guerra, ma è bene ricordarlo per sempre ai giovani. Anche il soldato ungherese è come madre natura l'ha fatto ed il suo comportamento non è stato che frutto del modo col quale fu preparato e guidato dai suoi ufficiali .
La relazione ungherese è divisa secondo i vari teatri di operazione. Questo primo volume contiene uno sguardo retrospettivo alla politica estera dal 1873 al 1914 (pp. 23-132) e l'esame degli inizi della guerra mondiale e degli avvenimenti al fronte russo fino al 20 agosto 1914.
Non diremo che tutto quello che è affermato nel riassunto di politica estera nei riguardi dell'Italia sia sempre esatto ed obbiettivo. Qua e là par di cogliere ancora l'eco di incomprensioni e di prevenzioni antiche. Se possiamo accettare l'idea che nel 1882 l'Italia non rappresentasse una grande forza, ma che convenisse averla amica perchè poteva dare il suo concorso contro la Francia e fosse bene non averla nemica in caso di conflitto tra la Duplice Monarchia e la Russia (p. 29), non ci par giusto che s'abbiano ad imputare pretese solo all'Italia (pp. 33-34), quasi che l'AustriaUngheria non cercasse nel 1887 e più tardi di sfruttare la Triplice a suo vantaggio. E l'evoluzione italiana dell'inizio del secolo ha motivi ben più profondi che non il mancato appoggio alle proprie aspirazioni africane e... la finanza francese (p. 59). Del resto la relazione stessa deve tener conto della malaugurata rivalità tra l'Italia e l'Austria per l'Albania. Un po' semplicista anche la spiegazione della tolleranza inglese per la con­quista della Libia ( Gli italiani ben fecero a cedere agli inglesi la baia di Solum, al confine libicoegiziano , p. 95).
In contrasto con l'amplissima autobiografia del Bùlow, la relazione non esita ad imputare alla politica del cancelliere umanista la decadenza dell'egemonia te­desca in Europa, con il conseguente isolamento della Germania (101).
Attribuire solo al lavoro collettivo svolto dalle Potenze del sistema di alleanze Britannico (p. 125) la rottura della alleanza romena e italiana è un po' troppo sbrigativo e mostra come ancora non ci si renda conto di quelle più profonde ragioni e di quei vitali interessi che hanno spinto Roma e Bucarest a cercare altre soluzioni ai propri problemi nazionali.
li tema delle pretese italiane ricompare anche là dove si vuole escludere che la Tri­plice avesse mire offensive. Tutti agnelli alla Ballplatz; non così alla Consulta, poiché, unica tra le Potenze dell'alleanza, 1*Italia aveva piani di espansione europea, però (f verso il territorio di un suo alleato (p. 129). Il pericolo di perdere l'amicizia inglese e la probabilità di guadagnare l'Alto Adige e l'Istria hanno fatto dichiarare l'Italia contro i suoi vecchi alleati (p. 132).
Ma quest'opera tecnico-militare non può essere valutata solo su questo riassunto.
Attendiamo i volami successivi per giudicare più equamente. Per ora accettiamo
la sentenza ammonitrice del suo autore: La guerra è la cosa più grave al mondo
e decide le sorti della Patria e dalla nazionel Meritorio, anzi sacro dovere, è per noi
occuparci di essa... Sino praeteritis futura nulla .
F A. M. G.