Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; STATO PONTIFICIO ; STATUTI
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1935
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555
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L'attentato Orsini nei documenti e nella stampa del Belgio 555
nella Gazzetta Piemontese del 30 marzo, n. 77. Mentre l'ambasciatore belga a Torino si limitava ad inviare al proprio governo un esemplare della pubblicazione accompagnato dalla traduzione francese, x) senza indugiarsi molto sulla cosa, che doveva in seguito assumere tanta importanza ed avere tante ripercussioni, l'ambasciatore a Roma, dava con la sua lettera del 9 aprile questa interpretazione alla manovra napoleonica: La pubblicazione della lettera a Napoleone nel Moniteur ha eccitato gl'Italiani, ma più ancora la seconda lettera d'Orsini, pubblicata nel giornale ufficiale di Torino e il suo testamento. Le linee della Gazzetta Piemontese, che accompagnavano questi documenti, non possono far dubitare dello scopo che si vuole raggiungere. Tutti vedono che l'im peratore ha voluto la pubblicazione delle lettere e che esse venissero alla conoscenza del pubblico in una maniera solenne
et il a fait ainsi d'Orsini, pour les patriotes italiens, un martyr de leur indépendance. L'ori prétend que le parti mazzinien continue à former des projets les plus sinistres. Napoléon dit-il fait partie, de la secte des carbonari. Il connait le sort réservé aux traitres. Il a déjà fait l'expérience plusieurs fois que Fon exécutera à son égard les enga-gements jurés. Il veut, peut-ètre, endormir par des espérances, jour par jour, les douceurs que le parjure lui a procurées, mais s'il reste iiiactif il n'échappera pas au fer vengeur. La piume se refuse à écrire tous les bruits répandus à Rome, où la terrible secte compte tant d'adeptes. J'aime croire qu'ils sont exagérés, mais le proverbe dit qu'il n'y a point de fumèe sans feu .2)
i) L'ambasciatore a Torino diceva solamente che la pubblicazione aveva sollevato molti commenti e cbe si supponeva fosse stata fatta coll'assenso del governo francese.
Quello di Roma, aveva, fin dal 26 marzo segnalato al proprio governo l'atteggiamento di monsignor de Merode il quale a S. Luigi dei Francesi, in presenza di soldati appartenenti al corpo d'occupazione aveva, in un discorso politico, piuttosto che religioso, biasimato la pubblicazione data alla lettera d'Orsini (Arch. cit., Santa Sede, voi. 9 fase. 244). Questo famigerato de Merode lo ritroveremo in seguito ministro della guerra.
2) Arch. cit., Bruxelles, Santa Sede, voi. 9, e. 245.