Rassegna storica del Risorgimento

BARBARESCHI ; SARDEGNA (REGNO DI)
anno <1935>   pagina <583>
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I re di Sardegna pel riscatto degli schiavi dai Barbareschi 583
musulmana. Digiuni, bastonate, clausura, fatiche improbe, o alletta­menti e promesse, nulla si lasciava intentato, mentre era vietato l'accesso alla Chiesa cattolica, la preghiera, l'istruzione. Particolarmente persi­stenti erano le insidie alla virtù, delle donne. Degli 830 schiavi Carolini, solo 6 si fecero musulmani, per disperazione. Un' istanza firmata da quindici schiavi conchiude: vendete tutti i nostri beni, meglio poveri e scalzi ma fuori da questo inferno . Uno schiavo: Pietro, da Tempio, si ostina nel tacere il cognome, ai Redentori; molti schiavi considera­vano come minorazione umiliante la qualifica di redento, ed anche fra i Mori era diffuso il ricorso a nomi falsi per evitare tale mortificazione al ritorno in libertà.
Corrispondenza. Primo ostacolo allo svolgersi delle trattative per la liberazione risultò lo scambio delle corrispondenze. Correvano tempi difficili per le comunicazioni con la Tunisia, in un mare infestato dai pirati, e la corrispondenza impiegava talvolta un mese (oggi gli aerei impiegano un'ora) per giungere a Cagliari, quando giungeva, quan­tunque si ricorresse all'espediente di tre esemplari per ogni lettera, avviando il primo, l'originale, per Cagliari direttamente, un secondo via Livorno, il terzo via Malta o Maone, secondo la rotta dei basti­menti per lo più Ragusei, Livornesi, Inglesi. Pel recapito di queste lettere quando non si disponeva di un passeggero di fiducia, si corri­spondeva al Capitano un premio variabile.
Così il Console Batavo Niijssem, per tre lettere, pagò 50 lire livor­nesi. Sovente delle tre lettere avviate per diverse rotte, non ne giungeva alcuna a destino, perchè intercettate dai Mori, o anche da altre navi incontrate in navigazione.
Generosità marinara, Torna doveroso proclamare fra tante venalità il disinteresse e la generosità della gente di mare. Dai capitani agli equipaggi, correva una gara, per venire comunque in aiuto degli schiavi e frequenti si rilevano i trasporti gratuiti e l'offerta di vitto, abiti, conforti.
L'ammiraglio Lessinge libera 23 schiavi; l'ammiraglio G-antiaume effettua il trasporto di schiavi redenti, a Carloforte.1) Il Cittadino, Lacombe Saint Michel, Ambasciatore della Repubblica presso il Re di Sicilia, avendo fatto sosta col vascello, nella rada di Carloforte, prove­nendo da Tunisi, scrive, il 22 Nevoso dell'anno 7 della Repubblica
i) Archivio di Stato, Cagliari, Segreteria di Stato, Serie II, 1463, foglio 25.