Rassegna storica del Risorgimento
"FRUSTA (LA)"; TORINO ; GIORNALISMO
anno
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1935
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pagina
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601
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La frusta Torinese del 1850 601
contro i giornali democratici e demagogici, come la Voce del Deserto, la Concordia, VOpinione, la Gazzetta del Popolo, la Croce di Savoia. E argomento prevalente è sempre la difesa della legge Siccardi contro i furori sacreisterici , le dame tartufe , le campane e le armonie presbiteriali , gli smascheratori in maschera : certo la più bella e forte campagna condotta dalla Frusta nella sua brevissima vita. Giacché, approvata quella legge, in mezzo, com'è noto, a difficoltà e ad opposizioni di ogni genere, la Frusta non disarmò di fronte alla resistenza e alle proteste dei sanfedisti e delle autorità ecclesiastiche, mettendo in rilievo i consensi e le approvazioni di ogni parte, insistendo per il rispetto rigoroso della legge da parte di chicchessia; anche quando, arrestato e processato l'arcivescovo Franzoni, i tiepidi e trepidi cittadini erano più incerti che mai. E a proposito anzi della canea giornalistica scatenata in quei giorni e per quell'avvenimento, non è da tacere come la Frusta osservasse allora molto opportunamente, nell'articolo Attualità (n. 35), che quando vennero condannati alla forca e per grazia alla galera i vescovi di Ungheria, quando vennero imprigionati i monaci di Montecassino, spogliati e cacciati i Benedettini parmigiani, i giornali del sanfedismo non dissero una parola di sdegno . Il che non aveva però impedito un mese prima alla Frusta di dare esempio di serena imparzialità, disapprovando vivamente ed energicamente quei fanatici che nel giorno di Pasqua avevano per via fischiato l'Arcivescovo, alla presenza del Presidente del Consiglio dei Ministri. Noi non prendiamo a celebrare monsignore, perchè non siamo di quelli i quali chiamano fortezza l'ostinazione; noi non ispargiamo lacrime di amaritudine, perchè non ci pare che quattro fischi bastino a far scrivere un uomo nel martirologio. Ma noi diciamo che ella è una bassezza lo accalcarsi sulle pubbliche vie per fare ingiuria ad un cittadino qualunque; e che è degna di grande biasimo la irriverenza verso un ministro della Religione. Fanno male i preti i quali si mischiano di politica, e farà benissimo il Governo a punire quelli che disobbediscono alle leggi; ma fanno malissimo i laici i quali non rispettano i preti. Quando l'Arcivescovo esce per adempiere alle funzioni del suo sacro ministero, egli non deve essere considerato come un nomo politico di idee eteroclite, ma sibbene come un dignitario della Chiesa, della quale siamo figli devoti.
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Né il barcollante Ministero D'Azeglio, e specialmente il suo Presidente, avrebbe potuto desiderare un difensore più attivo e più tenace: chi non lo crede, non ha che da leggere, fra gli altri, quell'articolo su