Rassegna storica del Risorgimento
"FRUSTA (LA)"; TORINO ; GIORNALISMO
anno
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1935
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pagina
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602
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602
Luigi Piccioni
I sospetti del signor Bianchi Giovini (n. 148), nel quale sono validamente ribattute le accuse e le calunnie sparse nel mondo politico dall'Opinione e dal Giovini, che, avendo abusato del diritto d'asilo e offesa la persona del Pontefice, era stato sfrattato dal Ministero D'Azeglio.
Del quale la Frusta, pur sostenendolo sempre calorosamente, non fu mai, come si potrebbe credere e si vociferava allora, un organo ufficiale; più d'una volta il giornale insorge protestando contro questo sospetto e contro l'altro, sollevato dalla Campana, che un ministro scrivesse abitualmente nella Frusta: c< né Massimo D'Azeglio, né alcun ministro, né alcun pubblico funzionario, dichiara esplicitamente nel n. 34, hanno mai stampata una sola riga in questo giornale . Lo scriveva, come ho detto, in buona parte il Farmi; vi collaborava anche Giuseppe Massari, di cui sono le calorose difese del Gioberti in polemica col Cattolico di Genova; né si sa con sicurezza d'altri redattori.
E nelle sue colonne, alle difese del Ministero D'Azeglio, della legge Siccardi e del partito moderato, alle diatribe contro i mazziniani, i socialisti e i sanfedisti, ai commenti e alle discussioni sugli atti del Governo e sui dibattiti parlamentari, si accompagnano anche buone e coraggiose pagine che rivelano, da una parte, la sensibilità dei suoi scrittori ai problemi e alle idee che si agitano in quel tormentato periodo politico, e, dall'altra, la gelosa preoccupazione dei diritti e del decoro del nostro paese e del Piemonte. Così delle dottrine socialiste la Frusta si preoccupa non solo per la loro essenza, ma anche per la loro origine straniera, a Dacché i nostri vicini d'oltr'Alpe , si legge nell'articolo di fondo del n. 42, dissertano, scrivono e s'ammazzano pel socialismo, anche in Italia se ne vuole favellare. Povera Italia ! che si vorrebbe condannare anche a piena servitù intellettuale!. Né meno sensate ed efficaci sono le osservazioni e le testimonianze che si portano innanzi nel n. 15, in un articolo su Le rivoluzioni di Francia, per combattere la vana speranza di molti Italiani che quelle rivoluzioni potessero giovare all'Italia. Io mi ricordo che sul finire del secolo passato la Francia andò sossopra e mise sossopra il mondo; mi ricordo che i repubblicani francesi vennero in Italia, dicendo che portavano la libertà e ci portarono via mezza Italia, e diedero Venezia come acconto e caparra a quegli altri amiconi che portarono sempre la Religione e l'ordine; e poi alla stretta dei conti nel 1815 lasciarono questi ultimi padroni del nostro povero paese. Mi ricordo che nel 1821 questi padroni cacciarono in aria le costituzioni di Napoli e di Piemonte, senza che i costituzionali francesi movessero un dito. Mi ricordo che nel 1830 i francesi fecero una rivoluzione per abbattere il governo di una dinastia