Rassegna storica del Risorgimento
"FRUSTA (LA)"; TORINO ; GIORNALISMO
anno
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1935
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pagina
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604
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604 Luigi Piccioni
di propaganda sia rivoluzionaria e scellerata, lo lasciamo dire a voi, o offensori del Piemonte, che pretendete far complice anche la favella umana delle vostre ire, invidie e gelosie, ed imprigionare il pensiero e la verità così come imprigionate gli uomini .
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Col n. 208 del 30 novembre 1850 la Frusta cessava di uscire, dando ai suoi lettori questo semplice Avviso: La Frusta pone termine oggi alle sue pubblicazioni. I signori, il cui abbonamento oltrepassa il fine di questo mese, saranno reintegrati.
Quale la ragione di questa morte improvvisa? Dice il Rava che il periodico, ridotto a soli 67 associati, rinunciò a continuare. Ma il motivo non mi persuade. Giacché la scarsità degli associati doveva essere risultata ben prima del 30 novembre, onde poteva il periodico, vissuto sino allora, chiudere col dicembre la sua brevissima vita, dal momento che si dichiarava pronto a reintegrare gli associati in credito.
Io penso invece che la fine della Frusta sia dovuta alla rinuncia del Farini, che era, come ho detto, l'anima del giornale e che era entrato, come ho accennato, nella redazione del Risorgimento.
C è infatti una lettera del Cavour, certamente della fine del 1850, nella quale il nuovo Ministro d'Agricoltura, rispondendo a Michelangelo Castelli, che aveva assunto la direzione del Risorgimento, e dalla quale voleva ritirarsi, gli diceva, fra l'altro, per persuaderlo a desistere per il momento dal suo proposito: Attendez que Farini se soit entiè-rement inspiré des sentiments qui nous ont toujours guidés dans l'épi-neuse carrière que nous avons parcourue pendant trois ans, et alors vous pourrez vous retirer sans éprouver le regret ou le remords d'avoir cause la mort de l'enfant de notre intelligence l). Ora il Farini aveva esordito nel Risorgimento 1' 11 novembre di quell'anno 2) e nel Risor gimento aveva portato le sue convinzioni politiche e la sua vivace dialettica polemica. A che sarebbe vissuto quel giornaletto ch'egli aveva animato del suo fervore e che ormai non aveva più né la ragione di vivere ne l'arma temibile della sua penna?... Meglio era dunque morir subito, allo spirare di quello stesso mese in cui il Farini, pur militando per gli stessi ideali, aveva cambiato quartiere.
LUIGI PICCIONI
i) CAVOUR, Lettere edite ed inedite raccolte e illustrate da L. Ghiaia, voi. I, Torino S. T. E. N., 1913, p. 434.
2) Questa data è confermata dal Oliala in una nota che è a pag. 64 del primo volume del Carteggio politico ài M. Castelli, Torino, Roux, 1890.