Rassegna storica del Risorgimento
NAPOLEONE III
anno
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1935
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pagina
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616
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616 Appunti e notizie
Oggi l'Italia che quei due benemeriti amarono è grande ed è potente confessi la desideravano, ed agli ordini del Duce guarda con orgoglio sereno ma deciso al futuro, ben sapendo che Roma immortale trionferà nel pensiero e nella volontà del Duce, condottiero supremo del popolo italiano.
Il discorso, già interrotto più volte da applausi, è accolto alla fine da una clamorosa ovazione.
Autorità e popolo ritornano quindi in corteo, al Municipio dove, con rito commovente, vengono scoperte le due lapidi celebrative opera egregia dello scultore Boari. Le epigrafi furono dettate dal prof. Alberto Giovannini.
Ad uno squillo di tromba la folla si irrigidisce sull'attenti e resta in raccolto, commosso silenzio.
La indimenticabile cerimonia si scioglie con un entusiastico saluto al Duce lanciato dal Segretario del Fascio e ripetuto da mille voci con un grido solo .
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LA ROMANITÀ E IL PRINCIPIO UNITARIO NEL RISORGIMENTO.
La sera di martedì 19 febbraio, in una sala del Cortile della Rocchetta, in Castello Sforzesco, il prof. Antonio Monti ha parlato sul tema: La romanità e il principio unitario nel Risorgimento .
In una rapida sintesi della storia del Risorgimento, l'oratore dimostrò come il culto di Roma abbia sempre costituito uno dei concetti fondamentali dell' idea unitaria, la quale riesce a sconfiggere l'idea municipale e a neutralizzare poi i tentativi regionalistici e decentrativi. Napoleone I ha sentito profondamente il valore dell' idea romana, allorché proclamava la necessità di ridare tutto il suo prestigio al Campidoglio e di far sì che esso ridiventasse il centro della vita italiana. I primi conati rivoluzionari delle società segrete s'imperniano sul prestigio di Roma e poco dopo Mazzini inizia il suo ardente apostolato, che trova appunto nell'idea romana uno dei suoi argomenti- principali.
Da Gioberti a Cavour, l'idea romana agisce in profondità sulle coscienze italiane, i poeti, primo fra tutti il Mameli, la esaltano come idea centrale del Risorgimento e il 21 aprile 1847 per la prima volta il Natale di Roma viene celebrato sulFEsquilino con chiara significazione nazionale. Naturalmente i tentativi, le polemiche, la straordinaria dialettica che ha per suo centro la soluzione della Questione Romana, costituisce la chiave di volta del Risorgimento. Ma più che un' idea è ormai un programma ben definito che deve essere attuato e per il cui trionfo scorre sugli spalti di Roma nel 1849 il più puro sangue del volontarismo italiano.
La passione di Roma, che è tanta parte dell'anima di Garibaldi, approfondirà in un momento critico della storia italiana il dissidio fra Garibaldi e Mazzini, nel quale ultimo il culto di Roma fu più una religione che un'ardente passione.
È nelle storiche sedute alla Camera del 1860 e del 1861 che l'idea romana riporta il suo trionfo su tutti gli avanzi delle idee politiche federalistiche o comunque anti unitarie. Da allora l'idea si incarna con la coscienza italiana, trova magnifiche espressioni in Alfredo Oriani, concorre a costituire la linfa vitale del Fascismo che fonda sulla grandezza di Roma nei secoli il suo programma nazionale e trova in esso la capacità perfino di rompere il ferreo cerchio della Questione Romana.
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IL CREDO DI MAZZINI. Togliamo da II lavoro del 19 marzo il resoconto della conferenza di A. Codignola:
Domenica nel salone dell'Istituto Mazzini, in via Lomoliini, il prof. Codignola, direttore dell'Istituto stesso, ha inaugurato, presenti tutte le autorità cittadine e folto