Rassegna storica del Risorgimento

VENERUCCI GIOVANNI
anno <1935>   pagina <618>
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618 Appunti e notizie
Ognuna sentì il bisogno di vigilare quelle ceneri sante, di sentirsele più vicine e più sue, conservandole con quella gelosia che solo l'amore può generare ed accendere, E Rimini ? tacque sordidamente ! Le lotte snervanti dei partiti intossicarono anche la fiamma sacra del patriottismo e piuttosto che piegare, gli uni e gli altri, il capo per un atto doveroso di amore filiale, si sopportò Tonta di tali parole: Soltanto Rimini non si è curata fino a qui dei resti del concittadino Giovanni Venerucci, che seguitano a dormire il sonno della morte in Cosenza . E da quel tempo fino a qui, sono passati altri 17 anni !
Giovanni Yenerucci bene meritò della patria, e la sua Rimini avrebbe dovuto sublimare la sua virtù eroica, cosi com'egli sublimò sé, morendo fra le più atroci sof­ferenze, perchè costretto a chiedere nuovi colpi per morire, alla soldatesca commossa, che pareva ripugnare dallo sparare sui fratelli eroi I
Racconta il loro storico, quegli che ne raccolse con amorosa cura documenti e testimonianze, Giuseppe Ricciardi : Attilio Bandiera, Domenico Lupatelli e Giovanni Venerucci morirono ultimi e soffrirono grandemente .
Ma ciò non bastava 1 L'Italietta di ieri, quella demagogiga e parolaia, avrebbe voluto farsi schermo del sacrificio eroico di questo forte figlio di Romagna per una vit­toria di partito e un trionfo elettorale ! Ecco qual'era il culto dei morti per la grandezza d'Italia!
Era necessario che la generazione del Piave forgiasse gli animi nel crogiuolo del­l' Isonzo e del Grappa, perchè il sacrificio dei precursori e dei martiri fosse a pieno compreso; era necessaria la purezza dell' Italia giovane, perchè avesse luogo l'esalta­zione degli italiani della Giovane Italia, e con lo stesso ardore, con crescente fede, con indomita fierezza si celebrano oggi nella gloria, i figli eroici d'Italia !
E quindi con la più grande soddisfazione e col maggiore entusiasmo che plaudiamo alla nobile iniziativa del Podestà di Rimini ed uniamo di cuore il nostro unanime consenso.
Giulio Cesare Mengozzi .
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LA DIFESA DI VICENZA (1848) NEL RICORDO DEL VETERANO RAF­FAELE TOSI. - La recente glorificazione dei luoghi che videro la bella difesa d Vicenza del 1848 offre occasione di segnalare un episodio narrato da un testimonio oculare, il capitano garibaldino Raffaele Tosi di Rimini, veterano di tutte le campagne del Risorgimento.
Scrive il Tosi nei suoi Ricordi, che i figli si apprestano a pubblicare: Rientrammo (dopo il rovescio di Cornuda) in Treviso difesa dal duca Lante di Montefeltro. Ma l'Austria, domata con l'intervento della Russia, l'insurrezione d'Ungheria, ingros­sava in Italia ogni giorno più. Presto cadevano Padova e Treviso. Combatteva, leo­nessa ferita Vicenza. Io non so ricondurmi con il pensiero a quei giorni senza veder sorgere e giganteggiare la figura di Massimo D'Azeglio.
a Si combatteva dunque strenuamente a Vicenza per respingere l'ultimo furioso assalto del 10 giugno. L'eroico capitano conte Ruggero Baldini con duecento dei suoi fedeli riminesi difendeva a morte uno dei punti più contesi dal nemico. Il conte Fran­cesco Canestri da Forlì, il quale aveva condotto alla guerra il figlio Achille sedicenne appena, giaceva spento. Ricordo l'angoscia disperata del prode giovinetto allorché si trovò alla presenza della salma ancora insanguinata del padre. Giacevano spenti o moribondi intorno ai cannoni gli artiglieri. Ugo Bassi, il Pietro Eremita di questa guerra, armato della sola croce, andava, sotto il grandinare della mitraglia, confor­tando e soccorrendo i feriti. La difesa era estrema. Quand'ecco venire una staffetta dello Stato Maggiore con un foglio per il mio capitano Baldini. Era un messaggio del