Rassegna storica del Risorgimento

anno <1935>   pagina <620>
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620 Appunti e notizie
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IL MONUMENTO A GARIBALDI IN RAVENNA. - Togliamo dal Corriere della Sera del 9 marzo:
I cittadini di Ravenna, gelosi custodi della tradizione garibaldina per il privi­legio conseguito con la leggendaria trafila che rese possibile lo scampo di Garibaldi nel 1849, quando nel 1859 il generale venne a riprendere la salma di Anita ricomposta nel piccolo cimitero della Mandriole non si appagarono di conferirgli la cittadinanza onoraria e di ascriverlo al patriziato, ma vollero legare il 6uo nome ad un'opera che lo ricordasse ai posteri. Sorse allora un ricovero di mendicità, che è ancora oggi un istituto modello per la sua organizzazione e che si chiamò Garibaldi . Ma nel 1882, morto l'Eroe, si volle anche eternarne la memoria con una statua. Enti e cittadini gareggiarono nell'assicurare il finanziamento del progetto. Nel 1889 fu bandito il con­corso per il monumento e lo vinse l'artista ravennate Giulio Franchi, che ai primi di luglio del 1891 consegnò la statua. Nel frattempo s'erano accese le discussioni sull'area da preferirsi. L'accordo fu raggiunto sulla scelta di piazza Byron. La vicinanza era degna dell'Eroe: nel tempietto del Morigia era ricomposto lo scheletro di Dante; sotto la volta ampia del Quadrarco di Braccioforte una targa bronzea evocava lo spirito inquieto di Mazzini e, in fin dei conti, nemmeno il poeta inglese ci sfigurava, perchè aveva sposato la causa dei patrioti... Agli anticlericali non dispiaceva affatto di vedere Garibaldi al posto di Alessandro VII, di cui gli iconoclasti avevano vanda­licamente abbattuto il simulacro nel 1867.
Quando per volere del Duce fu decisa la sistemazione della zona dantesca, si ripropose necessariamente il problema del collocamento della statua di Garibaldi in altra sede. La soluzione parve facile e pronta, perchè il grandioso progetto compren­deva l'apertura di un'altra piazza di fronte a quella intitolata a Byron. Iniziate le demolizioni delle casupole a ridosso del sacello, si attrezzò simultaneamente il castello per la rimozione della statua di Garibaldi. Ma i reduci garibaldini, quando seppero che in attesa dell'apertura della nuova piazza, il simulacro del generale avrebbe tro­vato provvisorio ricovero in un magazzino protestarono così vivacemente che il * ca-stello , la cui costruzione aveva richiesto non meno di una settimana, scomparve nel breve corso di una notte. E un vecchio garibaldino in camicia rossa si ostinò a montare la guardia per qualche notte sugli scalini del monumento anche dopo la demolizione dell'armatura, per l'ingiustificato timore di una rimozione di sorpresa..
La grande piazza nuova, nel centro della quale doveva essere trasferito il monu­mento, è ormai aperta e spianata. Ma all'ultimo momento, con opportuna e definitiva decisione provocata dal prefetto dott. Guerresi, si è proceduto al trasporto della statua in piazza Alighieri, che si chiamerà d'ora in poi piazza Garibaldi. La piazza Byron diventerà, logicamente, piazza Dante. La nuova vasta aerea creata per la sistemazione del centro cittadino accoglierà la Casa del Fascio e si chiamerà Piazza Littorio .