Rassegna storica del Risorgimento

anno <1935>   pagina <623>
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Libri e periodici 623
mente di colui che l'ha preso ad illustrare. Il pregio principale, quindi, dell'opera del Semprini si è quello d'averci dato un Gioia ricavato e modellato dagli scritti, dai pensieri, dalle opere del Gioia medesimo.
E bisogna convenire che l'intento è stato raggiunto, per due meriti: per quanto ri­guarda il lavoro in sé, e per quel che riguarda la necessità della divulgazione di una opera.
Anche gli studi storici occorre mettersi in testa che debbono essere leggibili, cioè scrittiin modo che siano piacevolmente accessibili alla gran maggioranza del pubblico.
Il lavoro, in una prima parte, tratta dell'uomo e dello scrittore; in una seconda, della concezione politica di lui. Ma l'una e l'altra formano un tutto armonico, in cui, forse, la sola necessità di presentare, gradatamente, i vari aspetti e momenti della vita del Gioia, deve aver costretto l'A. a presentarci, uno dopo l'altro, i tanti lati, per cui il G. acquistò quella sua determinata personalità.
GIOVANNI MAIOLI
GUIDO VICENZONI, I cento giorni. Il campo di maggio; Milano, Bietti (1935), in-16, pp. 222, L. 3.
Eccoci di fronte ad un altro encomiabile sforzo del dott. Vicenzoni, sempre con il nobile fine (rubiamo le parole all'Italia) di compiere... una specie di opportuna e provvidenziale bonifica, offrendo delle volgarizzazioni, di facile e divertente lettura, ma scrupolosamente aderenti alla storia e non ignare dei risultati della critica in merito . Anche noi non possiamo che segnalare con parole di lode questi Cento giorni che formano un preciso, documentato e interessante commento storico al Campo di maggio del Forzano, che attualmente si proietta nelle sale cinematografiche .
Come già per la Teresa Confalonieri il Vicenzoni ha messo a contributo buonissime fonti: e cosi vediamo citato il Paoli accanto (al Mellini, il Lemmi insieme con il LacouxGayet, l'Houssaye vicino al Pollio, Zweig e Victor Hugo. E se mancano il Livi e il Pellet, c'è Masson, e c'è Bainville, e c'è, canuto e venerando, il Capefigue. Non si può dire che il nostro autore cerchi di farsi bello di penne non sue.
Encomiabile sforzo, abbiamo detto, questo del Vicenzoni, e certamente degno il suo fine. Però non possiamo impedirci di pensare che con una informazione così accu­rata, con cosi chiaro ingegno, con così evidenti doti di scrittore, se non ci fosse stata di mezzo la preoccupazione di commentare il film di Forzano, c'era il caso di veder nascere un buon libro divulgativo sull'argomento. E in fondo all'anima ci resta sempre il dubbio che queste volgarizzazioni a base di citazioni non riescano a diventare vera­mente popolari. Ci sbaglieremo, ma temiamo che siano più popolari i libri della Baro­nessa Orczy, anche se non bonificati, e che il vecchio Dumas conservi ancora tutto l'antico fascino per il nostro portinaio, il quale quando troverà detto: scrive Cha­teaubriand (p. 24), scrive Lacour-Gayet (p. 54 n.) e vedrà misteriosamente indi­cato in fondo a p. 57: HOUSSAYE, Op. eie.,, pag. 246 e non avrà trovato prima di quel memento alcun accenno al titolo dell'Houssaye (idem per il Bainville a p. 192), dovrà domandarsi: Ma chi diavolo sono? . Perchè, se volgarizzazione ha da essere, bisogna che lo sia completamente, appoggiata alle fonti, ma svincolata dall'impaccio erudito della nota e della citazione bibliografica.
A. M. G

K. R. GREENFIELD, Economica and Libar atism in the Risorgimento, A study of Natio* nalism in Lombardy: 1814-1848; Baltimore, The Johus Hopkins Press. 1934, in-8, pag. XIV-365. Doli. 3.
Davanti al titolo di questo libro più d'un lettore torcerà forse il naso riandando col pensiero agli atteggiamenti ormai superati di certa storiografia deterministica ed alla unilateralità del determinismo marxista. Nessuno conserverà tale impressione