Rassegna storica del Risorgimento
LETTERATURA ; MERCANTINI LUIGI
anno
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1935
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pagina
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627
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Livri e periodici 627
L A., per la sua indole e per l'orientamento della sua cultura, era singolarmente atto a penetrare nei recessi più riposti del cuore dell'Apostolo, e perciò ne ha colto, meglio forse che non abbia fatto altri sinora, l'originalità vera e fondamentale.
La personalità del Mazzini è perfettamente ricostruita al fuoco centrale delle sue aspirazioni, cui egli tenne fede costantemente tutta la vita: di un'Italia iniziatrice di una nuova epoca di progresso europeo e di un Risorgimento non solo civile, ma essenzialmente morale, creato dalla niente, dalla volontà, dall'animo dello stesso popolo italiano.
Il Mazzini, unico, comprese (e il Griffith mette bene in risalto) che la rivoluzione italiana non era finita con la conquista di Roma, che i dissidi non eran composti e non potevano comporsi neanche con il genio di Cavour, che la penisola italiana era ancora un'espressione politica al pari di un'espressione geografica e ci voleva pertanto ancora un capo e una rivoluzione: per questo lo sentiamo vicino a noi, anche se dissentiamo da lui per molti punti della sua dottrina.
Ottima impostazione, dunque, che incontrerà di certo il generale consentimento. Naturalmente sui particolari, data anche la mole del libro, non possono mancare appunti e rilievi. Mi accontento di qualche cenno, che una discussione esauriente richiederebbe ben altro che un modesto articolo di recensione.
Sulla formazione spirituale del Mazzini, ad esempio, e specialmente sulla seconda fase del suo pensiero (della prima, com'è noto, si sono occupati con notevoli rivelazioni il Mannucci e il Codignola) il Griffith dice cose assai interessanti; ma esse avrebbero bisogno, in verità, di un maggiore approfondimento o, almeno, di una maggiore evidenza. Gli autori tedeschi gli avranno presentato una chiave colla quale poteva esprimere le sue idee ed i fatti in armonia col suo spirito (pag. 36). Sono d'avviso anch'io che l'influenza di Herden, sopratutto, e di Lessing dovette essere assai potente sul suo animo giovanile (e ne ho già trattato brevemente in questa stessa Rivista) ma se direttamente, come pare voglia il Griffith, o attraverso ad altre fonti e assieme ad altri atteggiamenti comuni alla letteratura europea in quel periodo, è cosa ancora da accertare; tanto più che l'autore stesso, a pag. 67, quasi contraddicendosi, afferma che molte influenze, note e ignote, avevano contribuito alla (sua) preparazione mentale: il Giansenismo, il Bonapartismo, i Padri Somaschi, Rousseau, Foscolo, Dante, Byron, il Romanticismo, la Filosofia tedesca, l'Eteria greca, il Guizot, il Cousin, finanche la stessa Carboneria .
Convincente invece e ben condotta è la dimostrazione che tra il novembre del 1830 e la fine del gennaio 1831 Videa mazziniana, malgrado tutte le sue limitazioni, aveva di già preso una forma definitiva: dimostrazione tanto più opportuna in quanto non mancano studiosi da noi (cito tra gli altri il Caggese) i quali continuano a credere che solo al decennio 1833-34 si debba far risalire la concezione religiosa mazziniana, da lui posta come unico alimento per la rigenerazione italiana.
Meno convincenti le ragioni portate dall'autore per spiegare il dissenso, acuitosi con la fine dell'esilio svizzero, tra il Mazzini e i Ruffini. Forse il Griffith non ha sufficientemente approfittato delle ultime ricerche sull'argomento; come neanche si è servito convenientemente (o non ha potuto forse servirsi) dei molti recenti studi sul Pisacane, i quali gli avrebbero giovato a dir più ampiamente e più concretamente, per la verità storica, attorno all'opera di Garibaldi a Roma nel '49 e ai rapporti tra Mazzini e Garibaldi in quei momenti.
Né son ben chiarite le ragioni del distacco che divenne insanabile tra i due grandi, dal 1867 in poi, dopo la catastrofe di Mentana; distacco, che, come dimostrò il Luzio, si fece ancor più profondo a mano a mano che si fece più divergente la loro concezione intorno all'educazione delle masse.
Gli aspetti della propaganda mazziniana in Inghilterra, i suoi rapporti con i patriotti inglesi, la sua collaborazione con i vari periodici inglesi e sopratutto la sua amicizia con Carlyle e con Holyoake, formano la parte più interessante e, per noi