Rassegna storica del Risorgimento
LETTERATURA ; MERCANTINI LUIGI
anno
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1935
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pagina
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628
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628 Libri e periodici
italiani, talvolta quasi nuova del lavoro; ma avremmo desiderato che sui rapporti tra il movimento mazziniano e il movimento magiaro, rapporti su cui tanta luce ancora si attende, Fautore, che era forse nella possibilità di farlo, si fosse trattenuto con maggiore abbondanza di notizie dirette.
Ma sopratutto il capitolo sulla concezione economico-sociale del Nostro mi pare debole e incerto: più che le teorie del Lassalle, come vuole il Griffith, dovettero agire sulla mente del Mazzini le ideologie che facevano capo al sansimonismo, e lo provarono le ricerche del Mondolfo e del Solmi e lo provano le recenti del Treves. E sull'avversione del Marx all'idealismo mazziniano, sugli attacchi volgari e avventati di Marx e di Engels alla rivoluzione italiana, sugli artifici, spesso malvagi, per eliminare via via l'influenza in Europa della predicazione e delle cospirazioni dell'Esule non si olirono nel libro che fugacissimi ricordi, mentre l'argomento indubbiamente meritava più larga e attenta considerazione.
Ma queste e altre mende, che facilmente potrebbe scoprire chiunque abbia familiarità con gli studi mazziniani, non tolgono per nulla valore ad un'opera egregia, all'autore della quale siamo in debito di volgere l'animo grato per l'affetto onesto e devoto ch'egli porta alle vicende dei nostri uomini e alle nostre cose.
MARINO CIBAVEGNA
G. STEFANI, Antonio Gazzoletti nella rivoluzione del Quarantotto; Trieste, La Porta Orientale, 1935-XIII.
All'attività politica del poeta e patriota trentino À. G., FA. aveva dedicato un saggio giovanile, pubblicato a puntate nella rivista di G. Battisti, Tridentum (1910 1911): a tanti anni da allora, egli completa quello studio col presente, in cui dottamente illustra il voluminoso incartamento del processo contro il G. avviato dal Tribunale di Trieste, per la sua attività politica bel biennio '48-'49, di non comune importanza per la biograna del poeta e per la valutazione del Quarantotto tanto nel Trentino, patria del G., quanto a Trieste, dove egli doveva passare quattro lustri della sua esistenza, incartamento ora conservato nel R. Archivio di Stato di Trieste. Eletto il 18 marzo membro della Commissione organizzatrice della G. N. ne assumeva il comando di una compagnia: costretto per l'insuccesso al magnanimo gruppo anti-austriaco dell'Orlandini al quale aveva partecipato, a lasciare Trieste, chiese al Tribunale una breve licenza per recarsi a scopo d'affari in patria, partendo però ancor prima di riceverne la risposta. Giunto a Trento, mentre imperversavano i rigori dello stato d'assedio, venne perquisito ed arrestato in seguito a denuncia delle sue simpatie per la causa italiana; l'intervento provvidenziale di un auditore benevolo doveva ridargli la libertà, potendo cosi proseguire il viaggio per Vienna, donde riuscì poi a raggiungere Milano. A contatto cogli elementi migliori dell'emigrazione adriatica e trentina, egli svolse nella capitale lombarda una intensa attività patriottica colla stampa e colla parola: significativa fu la missione da lui eseguita il 7 giugno '48 assieme ai conterranei Ducati e Fcsti presentando a Carlo Alberto, che risiedeva col quartier generale a Valeggio, un indirizzo per l'annessione del Trentino al regno subalpino. Colla rioccupazione austriaca della Lombardia, il G. - dopo una rapida visita a Nago ritornava in settembre a Trieste, dove l'autorità giudiziaria aveva avviato un procedimento disciplinare contro di lui. Al BUO arrivo venne invitato a giustificarsi; se però gli argomenti da lui addotti a sua difesa appagarono i magistrati triestini non si può dire altrettanto dell'Appello di KJagenluri, che ordinò la prose-esazione dell'inchiesta a carico suo: il G. dovette subire cosi un nuovo esame alla fine di febbraio '49, alla vigilia della sua partenza per Francoforte dove per i voti degli elettori di Rovereto doveva sostituire FA Prato nella costituente germanica, esame che il giudice istruttore durante l'assenza del G. doveva poi integrare con nuove