Rassegna storica del Risorgimento

LETTERATURA ; MERCANTINI LUIGI
anno <1935>   pagina <629>
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Libri e periodici 629"
indagini presso l'autorità politica di Riva, il tribunale e il governo militare di Milano, per appurare le ragioni della sua prima assenza. È già nota la parte che egli ebbe alla assemblea di Francoforte,'the fu del resto di brevissima durata per l'ordine dell'Au­stria ai deputati del proprio territorio di abbandonarla appunto in quei primo scorcio del '49. Il G. invece di ritornare subito a Trieste, si recò a Torino per informarsi del fratello Giovanni, volontario che si diceva caduto prigioniero degli austriaci aMortara, che trovò sano alla Spezia: poi per Firenze e Bologna raggiunse Padova, dove per ordine del comando di piazza di Rovigo venne arrestato e trattenuto nelle carceri di quella città dal 19 maggio al 7 luglio '49, giorno in cui potè partire per Trieste. Questo ritorno doveva segnare una nuova fase del processo in corso contro di lui, che FA. attraverso il vaglio attento e diligente della ricca documentazione raccolta nell'incarta­mento processuale, largamente riassume: il processo tramutatosi da disciplinare in penale, doveva determinare l'escussione di nuovi testimoni e rinnovate indagini a Milano, Bologna, Firenze, nel Trentino e specialmente a Trieste. La lunga sfilata dei testimoni termina il 29 aprile '50: il 3 giugno, il giudice istruttore presentava il suo referato, ispirato alla incolpabilità del Gazzoletti, non avendo avuto in mano prove concrete dell'attività nazionale sua. Il Consiglio decise ad unanimità per la desistenza autorizzando F invio degli atti ai dicasteri superiori, trattandosi di delitto riservato alla suprema ispezione. Ancora entro il luglio la Corte Suprema rinviava l'atteggio alla Superiore Corte di Giustizia di Trieste, sostituitasi nel frattempo per l'avvenuta riforma giudiziaria all'Appello di Klagenfurt. L'intero processo* venne cosi riesaminato da altro giudice istruttore; il 23 agosto egli presentava alla procura di stato una relazione colla quale confermando il giudizio antecedente, osser­vava, che qualunque fosse stata la simpatia del G. per il partito italiano, questo non poteva formar motivo di formale procedura, perchè mai era stata accompagnata da fatti palesi contro il governo, riteneva pure a lui applicabili i due recenti manifesti di amnistia. Il 27 settembre anche il procuratore dichiarava di accedere al parere del giudice: l'incartamento venne così ritrasmesso alla Speciale Consulta per le eventuali sanzioni, essa con rescritto 22 ottobre ordinava alla Corte di Giustizia triestina di significare al G. che era censurato per essere partito da Trieste senza permesso del Tribunale e non esservi ritornato subito nell'aprile '49, quando vennero richiamati i deputati: tale censura veniva notificata al G. il 16 novembre '50. Con questo lungo processo, si chiudeva un ciclo della vita del G. Fatto egli segno, in seguito alla reazione seguita dopo il '48 ad una insistente persecuzione, lasciava nel '56 dopo vent'anni di soggiorno Trieste, per riprendere l'apostolato unitario colà iniziato in ambiente più propizio, apostolato che non doveva cessare che colla sua morte avvenuta nel 1866.
-jr PIETRO PEDROTTI
GIUSEPPE MASSARI, Uomini di destra, a cura di Giacomo Infante; Bari, G. Laterza,, 1934, in-16, pp. 173. Prezzo L. 12.
È una veramente felicissima silloge di scritti scelti, con amorosa cura, della quale fui buon testimonio, da Giacomo Infante. Superfluo ricordare chi fu il Massari. La storia politica e letteraria italiana del tempo ne dovrebbe essere, ne è piena. Purtroppo, come accade spesso di taluno, non si sa perchè, come una grave mora pesò e pare che pesi tuttora sul Massari: il quale, dopo essere stato quel patriota valentuomo e galan­tuomo che tutti sanno, o dovrebbero sapere in vita, continua ad essere tale anche dopo morte. Cioè, si rimane contento del silenzio in cui lo lasciano. Contento altresì, forse se mai ai mani arrivi la eco delle nostre disquisizioni, che qualcuno si ricordi di ai: come han fatto, prima Alessandro Luzio, rivendicandone la figura benemerita, onesta e buona, con quel valore e brio che son propri della sua penna; poi, Giacomo Infante che si è appreso all'ottimo partito di far riparlare G. Massari, come, via via