Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA
anno
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1935
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pagina
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639
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RIVEDIAMO LA STORIA
In questi ultimi tempi si è fatto un gran discorrere anche sui giornali quotidiani della continuità della storia d'Italia. La questione, a dire il vero non è nuova e non è peregrina; tuttavia i giornali hanno dato a questo agitarsi di idee il tono di una polemica. Non sarebbe facile rispondere a chi domandasse contro quali persone o quali correnti la polemica fosse rivolta perchè talora essa sembrava dirigersi al vuoto, come avviene di chi parli in una grande piazza sgombra di uomini, talora sembrava diretta contro le ombre, talora infine sembrava attaccare qualche trapassato non risorto, come se codesti trapassati potessero comunque difendersi o reagire.
Sarebbe grave ingiustizia disconoscere l'altezza di tono, invero confortante per gli storici, di quella discussione; ma è nondimeno certo che la scienza e la politica non ne hanno tratto tutto il vantaggio che avrebbero potuto trarne, perchè essa non suonò come un vero ed efficace sforzo per la revisione della nostra storia. La Rivoluzione fascista avrebbe avuto, come ha, questo diritto ed avrebbe potuto esigere, come può, dagli uomini suoi che la scienza, quella storica in particolare, fosse aggiornata con le esigenze della vita, o meglio che la scienza aderisse alla vita per non perdere la sua umanità, o meglio ancora che la storia d'Italia fosse riveduta con l'occhio del tempo .
In corrispondenza di questo diritto della Rivoluzione fascista esiste un dovere degli storici, specialmente quando, come i partecipanti alla discussione, sono ad un tempo buoni fascisti e studiosi profondi. Forse è stato di qualche nocumento il sopravvivere, invero nefasto, di quel pregiudizio della scienza cosidetta pura, o della erudizione fine a sé stessa, pregiudizio che permane anche in taluni tesserati, i quali non vivono ancora nel nostro tempo e non comprendono che una