Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA
anno <1935>   pagina <646>
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646 de Vecchi di Val Cismon
inutile ragionare sulla antistoricità di queste teorie che non hanno nulla di comune con la scienza. Tutta l'Europa è un crogiolo di razze; ma la civiltà europea è incontestabilmente oggi la civiltà di Roma temperata dalla morale cristiana: il resto è barbarie.
Le ondate dei nuovi venuti nella penisola: dirozzati, roma­nizzati, assorbiti, dominati dalla tradizione, legati alle antiche famiglie, sono diventati nel medio evo Italiani. Sono del resto ondate esigue anche come numero, di fronte agli otto o dieci milioni di Romani esistenti allora nella nostra penisola. Così fatti la nostra espansione nel mondo riprende: la nostra, permeata di noi, del nostro spirito romano anche se, ahimè! non più unitaria. Caduto il grande tronco per vetustà, è tutto un pullulare di polle intorno al grande ceppo e sempre per le stesse radici. Ci mancava lo Stato. Ma noi abbiamo dato anche allora a tutto il mondo il più largo dei concorsi esportando la miglior parte della nostra civiltà, assorbendo i popoli accorsi a noi, aiutando l'Europa intera ad uscire dal chiuso del Medio evo, chiuso elevatissimo nel pensiero, ma frammentario e debole per la politica.
Uomini di legge, mercanti, navigatori, banchieri nostri danno agli Stati europei il senso di un mondo più vasto. Quando quelli, ordinati monarchicamente, e cioè unitariamente, in modo precipuo per opera nostra, si erano sistemati, allora fu tutto un marciare verso l'Italia, ancora maestra delle genti ed attirante, e l'Italia ne fu invasa, ed essa, ricca ed antica ed ormai senza armi, fu dominata dalle genti più povere e nuove* ma più numerose e quindi più forti alla conquista.
Le contese interne di piccoli Stati e quegli avanzi dei municipi romani che sono i Comuni, gloriosi in quanto ro­mani, assai meno gloriosi in quanto, perduti nella rissa, provocano da parte degli Italiani stessi continui appelli allo straniero perchè scenda nella penisola a soddisfare i livori delle fazioni.