Rassegna storica del Risorgimento

OUCHY (PACE DI)
anno <1935>   pagina <652>
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Angelo Piccioli
dell'impresa, quando si diffuse nella coscienza pubblica la cer­tezza che la guerra sarebbe stata assai più lunga.e assai più ardua di quel che al principio non fosse parsa, e avrebbe richiesto grandi sacrifìci di sangue e di denaro. Ebbene, allora, nessun segno, nonché di sgomento, d'inquietudine, af­fievolì i propositi e i convincimenti, le attitudini e le speranze; nessuna debolezza ispirata da interessi pericolanti o rovi­nanti, e da raumiliata prudenza venne a turbare la volontà comune, protesa inflessibilmente verso il fine designato. Anzi il sentimento nazionale si rafforzò sempre di più, sentì sempre più di quanto antico e nuovo vigore fosse armato alla prova, ed ebbe la più alta consacrazione dal Parlamento nazionale. Il quale riunito solamente dopo molti mesi dall'inizio della guerra fece solennemente la sua degna proclamazione di fede, in faccia agli amici e ai nemici di dentro e di fuori.
Non molti, e dubitanti, e sgominati, nonostante qualche sfogo di esasperazione, i nemici di dentro. Quelli che, sino a poche settimane prima della dichiarazione di guerra, parevano quasi divenuti gli arbitri della cosa pubblica, del piccoletto labirinto della politica parlamentare, si ritrovarono, nella realtà ingrandita e illuminata, respinti alle loro funzioni se­condarie; respinti non solo, ma anche richiamati alla giusta prospettiva delle forze, dei diritti, delle necessità, dei doveri, della storia d'una grande nazione. Protestarono, ritentarono più volte i propri ludi verbali, per vedere se il passar dei giorni e il durare delle vicende rinfrancassero la loro fiacca voce. Furono disingannati. Né valse che essi radunassero ancora concioni e comizi: la voce loro rimase invariabilmente sprov­vista di risonanza per l'acustica della penisola. Né valse che durante le trattative di pace essi organizzassero chiassate qua e là, per far credere alla Turchia, di cui si sentivano incon­sciamente alleati, che l'Italia era stanca della guerra, timo­rosa dell'avvenire. Se qualche centinaio di schiamazzatori poteva costringere in qualche città la pubblica sicurezza a