Rassegna storica del Risorgimento

OUCHY (PACE DI)
anno <1935>   pagina <653>
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La pace di Ouchy 653
volteggiare per le piazze e la stampa a far la cronaca delle sue piccole gesta domenicali, né qualche centinaio né qualche migliaio di comizianti potevano scrollare la volontà d'un Paese ch'era finalmente proteso verso il suo avvenire d'impero. Insomma, la guerra fece respirare l'Italia con più capaci polmoni. Additò agli Italiani un più vasto cielo ideale. La Nazione aveva vinto il suo passato di rinuncia, si era liberata dalle sue dubbiezze e dalle sue paure, s'era affrancata dagli im­pacci che avevano circuito la sua inerzia come i viluppi d'erbe circuiscono le cose immobili, abbandonate sotto il cielo e il vento. Vittoria spirituale entro i confini della patria: questo il primo e più prezioso frutto della guerra libica.
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Ma un'altra, e non meno grande, vittoria la guerra libica ci aveva fatto conseguire. Questa: che l'Europa prese final­mente ad accorgersi dell'Italia e degli Italiani.
A principio, quando, cominciò a parlare, per noi e per la nostra nuova storia, la voce rotonda del cannone , fra gli stranieri furono le finte sorprese e le indignazioni simulate. Era naturale: noi avevamo sconvolto troppi desideri di quieto vivere e troppe speranze umiliantemente fondate sulla inet­titudine e sulla impotenza dell'Italia.
Poi, a poco a poco, l'astio dei nemici e il sottil veleno dei cosiddetti alleati si placarono, dinanzi alla grande realtà.
Beninteso, non tanto da mutarci in amici quegli uomini, quei giornali, quegli ambienti, che avevano troppi motivi per esserci inesorabilmente avversi e per prendere caldamente le parti della... civiltà turca. Abbastanza perchè si andassero, per forza di cose, a poco a poco affievolendo le larvate minacce e le calunnie: quella rete di calunnie e di minacce da cui ci eravamo sentiti, all'inizio della guerra, investiti come da una raffica malvagia.
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