Rassegna storica del Risorgimento
OUCHY (PACE DI)
anno
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1935
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pagina
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654
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654 Angelo Piccioli
Dopo un anno di guerra, l'Italia sembrava uscita di minorità. Avevamo il diritto di guardare in faccia, da eguali, le grandi Potenze. Non eravamo più relegati al rango di Stato balcanico.
Tuttavia, ciò non tolse ed è bene ricordarlo che. sino all'ultimo giorno della nostra pace vittoriosa, fosse ancora affidato ad alcuni giornali europei l'onorevole incarico di pubblicare le più grossolane e spudorate ma ormai innocue menzogne contro il popolo nostro.
H quale era solo reo, di fronte al mondo, di voler duramente lottare e di accingersi a marciare risolutamente verso le vie della sua nuova storia.
* * *
Noi faremo parlare le carte : ossia i documenti. Abbiamo avuto dinanzi per il nostro lavoro lettere, relazioni, dispacci cifrati.
La narrazione, l'abbiam fatta di sulle carte vive.1* E come vive! Qui, noi siamo nel pieno di una vicenda tipicamente orientale: vogliam dire, alimentata da intrighi, complicata da astuzie ed interessi personali, sommossa da misteriosi germi di putredine sociale. Ma, anche, resa difficile ed aspra dalle formidabili leve degli interessi politici di tutte le potenze d'Europa.
Nei giorni in cui a Losanna, a Caux, ad Ouchy, i nostri avveduti diplomatici mettevano fieramente sulla bilancia dei negoziati il valore e il sangue generoso di tanti oscuri figli d'Italia, morti laggiù, sotto il veemente sole africano, a Costantinopoli si preparava il crollo di uno scenario storico. Tutta la decrepita impalcatura del vecchio Impero osmanlico scricchiolava.
i) Massimamente sugli epistolari dei negoziatori della pace. E cioè : lettere e telegrammi dei delegati italiani al Presidente del Consiglio Gioì itti; lettere e telegrammi di Giolìtti ai delegati italiani; corrispondenza fra il comm. Giuseppe Volpi e ring. Bernardino Nogara, suo emissario a Costantinopoli.