Rassegna storica del Risorgimento
MADDALENA (ISOLA DELLA)
anno
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1935
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pagina
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660
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660 Angelo Piccioli
Ma le questioni di procedura ritardavano ancora ogni azione. Si discuteva se occorresse dirigersi dapprima in via confidenziale a Roma per conoscere le concessioni che era possibile di fare, e solo dopo agire collettivamente a Costantinopoli (proposta russa): ovvero se convenisse di fare un passo contemporaneo a Roma e a Costantinopoli (proposta Poincaré); o infine se il passo dovesse essere collettivo, o particolare e identico. Finalmente il passo ebbe luogo; il 10 marzo la Stefani pubblicava il seguente comunicato ufficiale:
Ieri gli Ambasciatori di Francia, d'Inghilterra, di Germania e di Austria, e prima di essi il primo cancelliere dell'Ambasciata di Russia (in luogo dell'Ambasciatore che è ammalato) si sono recati separatamente alla Consulta e ognuno ha chiesto al Ministro degli Affari Esteri a quali condizioni l'Italia sarebbe disposta ad accettare la mediazione amichevole delle Potenze per la cessazione delle ostilità. Il Ministro si è riservato di rispondere .
Tale passo era compiuto in un momento in cui, negli ultimi giorni, il pessimismo circa l'accordo delle Potenze su una qualsiasi azione aveva invaso e conquistato la stampa più ottimista. Fatto il passo vi furono dei giornali che previsione del resto agevole a farsi ne previdero l'immediato insuccesso: come la Neue Freie Presse (11 marzo 1912) e il Figaro (14 marzo 1912).
L'Italia comunicò la sua riposta il 15, in un promemoria rimesso dal suo Ministro degli Affari Esteri separatamente agli Ambasciatori. L'Italia esigeva in un primo luogo il ritiro delle truppe turche dalla Tripolitania e dalla Cirenaica, ritiro che avrebbe coinciso con la cessazione di ogni atto di ostilità, da parte dell'Italia, verso qualsiasi punto dell'Impero ottomano. Questa cessazione di fatto delle ostilità aveva per scopo di risparmiare alla Turchia il riconoscimento esplicito della sovranità italiana; al contrario, l'Italia domandava che tale riconoscimento emanasse dalle Potenze. D'altra parte l'Italia si impegnava: a riconoscere l'autorità religiosa del Califfo