Rassegna storica del Risorgimento

MADDALENA (ISOLA DELLA)
anno <1935>   pagina <661>
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La pace di Ouchy 661
in una maniera simile a quella stabilita dall'art. 4 dell'accordo austro-turco del 26 febbraio 1909 relativo alla Bosnia-Erze­govina (in quanto naturalmente quell'accordo fosse applica­bile alla Tripolitania e alla Cirenaica); a rispettare la libertà religiosa, gli usi, i costumi delle popolazioni musulmane, e a non punire queste ultime per gli atti di ostilità compiuti dopo il decreto di annessione; ad assumere la garanzia di una parte del Debito Pubblico ottomano, corrispondente ai pro­dotti della dogana della Tripolitania e. della Cirenaica; a sopprimere in Turchia gli uffici postali italiani e il regime delle capitolazioni, in tanto che esso favorisse sudditi italiani, qualora le altre Potenze fossero d'accordo su questo punto; a concludere, infine, accordi con le grandi Potenze per garan­tire efficacemente l'integrità della Turchia europea. Il Governo turco, d'altro canto, avrebbe dovuto obbligarsi a ristabilire lo stata quo ante per tutto ciò che riguardava gli unici postali, le scuole e le imposte, e a risolvere tutte le questioni che erano connesse a reclami presentati dai sudditi italiani prima della dichiarazione di guerra, in tutte le parti dell'Impero. Per la soluzione di tali questioni l'Italia si dichiarava disposta a ri­mettersi al giudizio della Corte dell'Aia o ad ogni altro tribu­nale arbitrale.
La risposta dell' Italia che del resto, notiamo, non fu mai ufficialmente conosciuta nel suo testo esatto era ap­pena diffusa, che una nota giornalistica ufficiosa da Costanti­nopoli informava avere la Porta comunicato agli Ambasciatori delle grandi Potenze che considerava le proposte di pace del­l'Italia come inaccettabili.
Quanto al passo da fare a Costantinopoli, esso fu preparato non senza difficoltà. Il Times del 27 marzo annunciava da Pietroburgo che le Potenze non si erano potuto mettere d'ac­cordo; ma altra notizia attinta da buona fonte affermava, verso la fine di marzo, che era stato deciso di fare presso la Porta un passo analogo a quello compiuto a Roma. Era dunque