Rassegna storica del Risorgimento
MADDALENA (ISOLA DELLA)
anno
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1935
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pagina
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664
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664 Angelo Piccioli
quella coesione di volontà e di azione che debbono costituire la forza di ogni mediazione collettiva. Se la mediazione collettiva è preferibile alla mediazione di una sola Potenza, come quella che ha maggiori probabilità di successo, non è per altro motivo che per quello che abbiamo indicato. Dal punto di vista particolare della Turchia, tale considerazione acquistava un interesse preciso che non sarebbe possibile dimostrare pienamente se non passando in rassegna tutta la storia della questione d'Oriente.
La Turchia si era vista spesso, negli ultimi cinquantanni, protetta, nel possesso dei suoi male amministrati territori, dalle rivalità delle Potenze europee, e viceversa, quando si è verificato, nei confronti della sua politica, l'accordo europeo, essa aveva dovuto quasi sempre subire gravi danni. Ora, la perdita che doveva prodursi per essa un giorno o l'altro della Tripolitania e della Cirenaica era stata sanzionata noi non ricorderemo per quale fatalità storica dal concerto e daU'eqrulibrio europeo. Questa semplice constatazione ci sembra basti da sola a far valutare severamente le tergiversazioni dell'Europa nella sua funzione mediatrice.
L'Europa politica, così fiera della sua espansione coloniale a servizio dello sviluppo della civiltà, assunse e mantenne una attitudine ipocrita e indegna sin dall'inizio della nostra impresa libica, mostrandosi sorpresa dell'attacco dell'Italia. Essa non ebbe, durante il corso dei laboriosi tentativi diretti a preparare una mediazione, un solo minuto di sincerità, che le facesse assumere la parte di responsabilità che le incombeva nei confronti dell'Italia e che le permettesse, nella coscienza di questa responsabilità, di concertare, di offrire, di far trionfare la sua azione mediatrice. Visto il danno di una conflagrazione balcanica, che in quel momento pareva la peggiore eventualità che si potesse produrre per la pace europea, sarebbe stato logico di non lasciare alla Turchia la facoltà di declinare, per un puro opportunismo di politica interna,