Rassegna storica del Risorgimento

MADDALENA (ISOLA DELLA)
anno <1935>   pagina <678>
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678 Angelo Piccioli
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Riteniamo prezzo dell'opera riportare qui, appresso, la relazione che, quattro giorni dopo il suo ritorno a Venezia, egli inviò alPon. Giolitti. Essa è estremamente sintetica, ridotta diremo al puro essenziale: leggendola, non si può non ricondurci mentalmente alle sagaci, sostanziali e saporose relazioni degli antichi ambasciatori della Serenissima.
(Alla persona).
Venezia, 20 giugno 1912.
A S. E. il Cavaliere Giovanni Giolitti Presidente del Consiglio dei Ministri
Roma
Eccellenza,
Munito di passaporto diplomatico fornitomi dal Presidente del Consiglio dei Ministri serbo dott. Milovanovic, non trovai alcuna diffi­coltà ad entrare in Turchia, né per la mia permanenza a Costantino­poli, dove nessun segno esteriore manifesta lo stato di guerra.
Nel desiderio di ottemperare al mandato riservato affidatomi dall'E. V. di rendermi esatto conto della mentalità dei governanti turchi e di far conoscere ad essi obbiettivamente la vera situazione in Italia, credetti opportuno di limitare le mie visite a poche persone fra le più adatte allo scopo, perchè troppi contatti con quella grande città dell'in­trigo avrebbero potuto nuocere alla nostra causa facendo interpretare malamente i miei scopi e rendendo possibili indiscrezioni giornalistiche.
Potei subito orientarmi nella persuasione che il potere deliberante risiede tutt'ora ed esclusivamente nel Comitato Unione e Progresso e per esso in quello centrale composto di nove membri, di cui i quattro principali si possono considerare Talaat Bey, Hussein Giavid, Hagi Adii Bey, Ministro dell'interno, e Chukri Midat, Segretario generale. Fra essi il Talaat rappresenta la maggiore autorità esecutiva ed è Ministro delle poste e telegrafi; uomo di poco pensiero e di scarsa agilità di spirito, segue l'influenza degli altri suoi intimi e precisamente quella di Hussein Giavid, Direttore del Tanin, l'organo autorizzato del Comitato.
Il Governo segue la volontà del Comitato, malgrado la resistenza passiva esercitata dal Gran Visir Said Pascià, che fa una politica di