Rassegna storica del Risorgimento

CARLO EMANUELE III RE DI SARDEGNA
anno <1935>   pagina <681>
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La pace di Ouchy 681
favorevole. Vi furono progetti disformi, proposte di ogni sorte, emananti da ogni corrente dei singoli poteri suesposti, ma nessuno ufficioso, ma è convincimento dei più che anche se il decreto 5 novembre non fosse venuto a porre un punto fermo, a nulla di concreto si sarebbe arrivati.
In seguito la situazione si è profondamente mutata.
L'organizzazione militare e la mobilitazione conseguente delle truppe completata con circa 500.000 uomini sotto le armi di cui 50.000 uomini nel vilayet di Smirne ed oltre 200.000 uomini fra la Macedonia e l'Albania. La resistenza nella Tripolitania e nella Cire­naica organizzata con la collaborazione degli Arabi e sulla base del regolare pagamento delle truppe indigene. La rivolta in Arabia sempre ad uno stadio non pericoloso. Il movimento albanese soffocato per quest'anno per la decisa volontà delle maggiori Potenze interessate compresa la stessa Italia, il Montenegro quasi inerte, con circa 40.000 Turchi alle frontiere.
Una tale situazione di fatto compiutasi nei primi mesi di que­st'anno aveva resa intransigente la Turchia, ingannata inoltre dall'atti­tudine estremamente benevola di tutte le Potenze verso di lei a Costan­tinopoli, attitudine in generale immutata anche ora, e dalla forma blanda con la quale la Germania assunse la protezione degli interessi italiani.
Negli ultimi tempi le nuove continue vittorie italiane in Libia, per quanto tenute celate ed in parte non credute, l'allontanamento del Barone Marschall che si ritiene sacrificato all' Italia, l'attitudine della Russia nella questione dei Dardanelli, hanno turbata la sicurezza dei governanti a Costantinopoli.
Ma tali ragioni non avrebbero portato ad alcuna conseguenza effettiva se due maggiori preoccupazioni non fossero intervenute ; l'oc­cupazione delle isole dell'Egeo da parte dell'Italia, e la situazione interna economica sempre più difficile.
Alle isole dell'arcipelago i Turchi fanno credere di non tenere molto, perchè non è terra musulmana; alla situazione finanziaria dichiarano di poter far fronte coi provvedimenti annunciati di nuove tasse già noti all'È. V.
Ma io credo che a queste due ragioni invece quasi esclusivamente si debba attribuire la (Utente attuale, da tutti i Turchi confessata, da tutti gli estranei e diplomatici confermata, ed avvenuta negli ultimi quindici giorni; perchè la perdita delle isole significherebbe per loro la rinuncia al maggior sogno della politica giovane turca di divenire una grande Potenza navale e la situazione finanziaria a breve sca­denza, forse di sei o otto mesi, potrebbe divenire insostenibile.