Rassegna storica del Risorgimento
CARLO EMANUELE III RE DI SARDEGNA
anno
<
1935
>
pagina
<
683
>
La pace di Ouchy 683
principio l'intesa delle due parti sulla dichiarazione di autonomia o di indipendenza delle provincie africane, salvo ad esse di riconoscere poi la sovranità italiana, con quelle concessioni alla Turchia che F Italia crederà di poter discutere, con concessioni più di forma che di sostanza perchè tutti indistintamente sono convinti che conviene finire, e gli stessi Makmoud Chewket, Giavid Bey ebbero a dirmi che l'onore d Italia è in giuoco e che non le è più dato retrocedere essenzialmente. Sebbene io abbia declinato anche nelle conversazioni amichevoli la possibilità da parte mia di discutere argomenti di tale natura, pure fui pregato di riportare a chi di ragione che la Turchia esclude per ora la possibilità di una conferenza internazionale, ed è pronta a dar seguito a dei contatti diretti anche a semplice titolo privato, ma tacitamente riconosciuto dalle parti.
Le nuove occupazioni territoriali nell'Arcipelago significherebbero l'arresto di tali possibili contatti, nel caso che il R. Governo intenda continuarli, ma non muterebbero per nulla lo stato d'animo del Governo turco né quello dell'opinione pubblica che vi è preparata.
Non devo tacere all'È. V. che tanto membri autorevoli del Governo quanto il Ministro degli affari esteri come deputati e giornalisti, deplorando lo stato di guerra fra i due Paesi, ebbero a ripetermi che tale stato è ancora più doloroso perchè è in tutti loro la più perfetta convinzione che F Italia sarebbe l'unica grande Potenza che potrebbe rappresentare per la Turchia garanzie di seria amicizia e forse di intesa ufficiale.
Mi fu aggiunto che come corollario di ogni atto che dovesse intervenire tra la Turchia e F Italia, si desidererebbe fosse compreso l'impegno da parte dell'Italia a consentire la libertà economica della Turchia nell'applicazione di tasse interne e la rinuncia alle capitolazioni ove le altre grandi Potenze avessero a consentirvi.
È un Paese che continua la sua strada fatale verso la fine, retto da uomini poco onesti, tutti, o quasi inferiori al loro mandato, ma dai quali purtroppo dipende il suo destino per ora, e certamente essi nella scelta delle varie vie che sono loro aperte e dei doveri immani che loro incombono non hanno la libera scelta, e per le loro compromissioni fatali e per il grado di moralità loro, dubbia di pochi, negativa nella maggioranza assoluta.
Grato all'È. V. della fiducia in me riposta, con profondo ossequio.
F.to Giuseppe Volpi.
{Continua)
ANGELO PICCIOLI