Rassegna storica del Risorgimento

ALBERTI FRANCESCO ; NAPOLEONE I ; PIO VII
anno <1935>   pagina <688>
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Lina Maddi
militare e politica, che era necessario riformare fin dalle fondamenta. In tali condizioni quindi lo Stato Pontificio non rappresentava certa­mente una ghiotta preda per un conquistatore, ma poteva attrarre solo chi ambisse la gloria di dirsi padrone della Città Eterna e liberarla da quella complicata quanto infruttuosa amministrazione, dall'asser­vimento al elencato, dall' inattività militare in cui giaceva. Era normale che nessun altro, se non Napoleone, potesse sentirsi la forza e l'audacia di demolire quell'enorme costruzione e riedificare in sua vece un sistema completamente nuovo, tanto più che Napoleone era più d'ogni altro entusiasta dell' Italia, l'amava veramente e voleva ad ogni costo impa­dronirsene, fonderla col suo sistema in modo indissolubile e soddi­sfare la sua immensa ambizione col dominio di tutta la Penisola e 6opratutto della sua grandiosa storica Capitale.
Per rendersi maggiormente accetto al mondo cattolico ed al Papa, si volge a ristabilire il culto religioso in Francia, concludendo col Pontefice il famoso Concordato del luglio 1801 per mezzo del car­dinale Consalvi ardente cattolico, fedelissimo suddito e Ministro del Santo Padre, esperto delle arti diplomatiche, di pronta intelligenza, dolce ed energico ad un tempo, e riuscendo ad ottenere che il Papa Pio VII convalidi la sua elezione ad Imperatore, consacrandone l'incoro­nazione a Parigi. Senonchè, volendo attuare il suo piano di conquista dello Stato Pontificio, comincia a trasgredire ai patti del Concordato ed inizia la sua lenta opera di assoggettamento, che esplicherà poi senza più alcun sotterfugio o ritegno fino alla violenza, noncurante delle continue proteste del Papa, che gli oppone la più tenace resi­stenza. Questo ignoto monaco benedettino dotato di grande dolcezza semplicità ed amabilità seppe anche mostrare una fermezza quasi inaspettata in lui e resistere con costanza e coraggio persino alle vio­lenze, pur di non lasciarsi strappare quel dominio che riteneva sacra eredità dei suoi predecessori ed esclusivo potere della Chiesa.
Allorché l'Alberti assume la sua carica siamo quindi in questo periodo di contrasti fra Imperatore e Papa e l'Alberti, ottenuta una udienza da Pio VII, riferisce nella sua lettera al Testi del 14 feb­braio 1807 (A. S. M., Min. Esteri, e. 14) che il Pontefice si lagna della lesione del Concordato, non vorrebbe che le provincie ex-Venete fos­sero annesse al Regno, dicendo che per esse non sussistono le ragioni che l'indussero a segnare quell'accordo; fa dei riflessi sul modo con cui vengono trattenutiiMinistri dell'Altare, chiamandoli a stipendio dai Laici.
Dopo un mese circa da questa intervista, il Papa ha motivo di lamentarsi ancora di abusi stranissimi commessi dal generale Tissonr