Rassegna storica del Risorgimento

ALBERTI FRANCESCO ; NAPOLEONE I ; PIO VII
anno <1935>   pagina <690>
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Lina Maddi
quali perivano diverse persone; comunica in pari tempo che il Prin­cipe di Philippstadt, sbarcato in Calabria con 7000 uomini, dei quali non si conosceva la nazionalità ma che sembravano nazionali assol­dati ed istigati dalla Regina Carolina, vide tutti i suoi fatti a pezzi e prigionieri, mentre 800 briganti sbarcati a Gioia ebbero la stessa sorte ed altri 300 sbarcati a Sapri furono fucilati e fatti a pezzi.
Era allora ancora in sospeso la canonica istituzione dei vescovi che doveva avvenire subito dopo il Concordato, ma alla quale il Papa non aveva ancora provveduto, come scrive il Casoni all'Alberti il 18 feb­braio 1807 (A. S. M., Min. Esteri, e. 18) perchè non aveva ancora avuto risposta da Napoleone in merito alle sue lagnanze per le viola­zioni operate. A questo proposito c'è anche una lettera dell'Alberti al Testi in data 25 marzo 1807 (A. S. M., Min. Esteri, e. 14), con la quale lo stesso comunica a quel consigliere di Stato, che, essendosi recato dal card. Casoni per comunicargli le soddisfacenti disposizioni dell'Altezza Imperiale e Reale il Viceré, ha colto l'occasione per par­lare della questione della Canonica istituzione dei Vescovi, in merito alla quale il card. Casoni gli ha promesso di intrattenere il Papa. Però aggiunge l'Alberti che dubita del buon esito di tale colloquio,
poiché il signor Cardinale non è persona di molto valore, né di molta influenza sull'anima del Santo Padre. Questi non prende in certi affari consiglio (continua l'Alberti) che dalla propria coscienza ed ai piedi del Crocifìsso, ed è irremo­vibile quando crede, che vi sia impegnata la religione. Nel caso nostro, se la sua coscienza non fosse indotta in errore da chi lo circonda non farebbe per motivi di puntiglio rimaner vedove dei loro Pastori tante Diocesi, ma l'uomo a molta bontà, e ongiunge molta debolezza, e senza accorgersi viene diretto da chi fa suonar altamente al suo orecchio i nomi di religione e di fede, e che non ha una coscienza così scru­polosa e così retta come la sua.
Il Principe Viceré d'Italia Eugenio Napoleone scriverà egli stesso a lungo su tale questione al Papa personalmente, in data 2 mag­gio 1807 (A. S. M., Min. Esteri, e. 14) richiamando i fatti per ordine, esprimendo il rammarico dell'Imperatore, nonché suo ed invitando infine il Pontefice a non farsi influenzare dai consigli di coloro che lo circondano e provvedere alla consacrazione dei vescovi, onde non dan­neggiare gli interessi della religione e non disgustare l'Imperatore, che
non è lungi forse il momento egli continua in cui rincrescerebbe a Vostra Santità di avere allontanato da Lei il Sovrano che più può e vuol per la medesima .
Frattanto continuano arresti di sudditi pontifici, incorporazioni di beni ecclesiastici al Demanio francese, che sollevano sempre le lagnanze pontificie, mentre ci si riesce ad accordare sulla diminuzione