Rassegna storica del Risorgimento

ALBERTI FRANCESCO ; NAPOLEONE I ; PIO VII
anno <1935>   pagina <693>
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I rapporti fra Napoleone e Pio VII nel carteggio, ecc. 693
dei Statuti e dei Regolamenti disciplinari delle stesse associazioni, giacché ivi dovrebbe apparire il vero scopo della istituzione. La zelante opera dello stesso signor Segre­tario Alberti potrebbe appunto procurarsene ed è a ciò solo eh' io la prego, Signor Consigliere di Stato, a voler dirigere ora le ulteriori di lui ricerche .
H 22 maggio 1807 l'Alberti aveva già scritto al Testi (A. S. M., Min. Esteri, e. 14) sulla Società del Cuore di Gesù per dargli alcuni ragguagli sommari, riferendogli che il padre Cadolini gli ha dichiarato trattarsi di società a puro scopo e carattere religioso, che non com­prometteva affatto i riguardi politici di nessun governo, e gli ha aggiunto che vi è solo spirito religioso congiunto a un po' di spirito di partito, perchè i promotori della Società del Cuore di Gesù sono avversari ai seguaci di Jansenio . Ed il 20 giugno 1807 (A. S. M., Min. Esteri, e. 14) dopo accurate indagini, scrive nuovamente al Testi per fargli sapere se e quali statuti avesse la Società di Gesù e gli riferisce che, da quanto ha appreso, pare che non vi siano asso­lutamente dei particolari statuti per la suddetta Società e che le regole e i doveri imposti agli individui della stessa si limitano soltanto al contenuto di una Carta a Stampa e continua:
ai Paccanaristi sì doveano avere degli statuti e regolamenti particolari ma come l'istitutore fa ed è soggetto alle vicende, che le ho rappresentato, cosi essi rimasero nella di lui niente ed una delle imputazioni che gli vengono date è anzi ch'egli si dipor­tasse da Despota e non avesse altra norma che il proprio capriccio. Si sa peraltro riguardo a lui che egli voleva seguire la precisa regola dettata da S. Ignazio, senza adottare peraltro le aggiunte e decreti fatti posteriormente nel corso del tempo dai Capitoli Generali dei Gesuiti e che com'eglino si erano imposto il quarto voto delle Missioni per la propagazione della Fede, egli disegnasse di convertire il voto stesso nell'obbligo di difendere usque ad mortem i diritti spirituali della Santa Sede. E stato utilissimo per l'altrui tranquillità che colla sua alterigia e colle sue pazzie siasi susci­tati contro tanti nemici, d'aver poi ai sorte a cui presentemente soggiace; poiché se ai fosse diversamente condotto avrebbe riprodotta un'unione non meno temibile di quella che venne soppressa, e probabilmente il 4 voto sarebbe stato agli occhi di noi profani coperto col maggior mistero .
H capo della Società dei Fedisti era infatti Nicolò Paccanari, con-ciapelli trentino, il quale datosi dapprima a severissima pietà, istituì la società che da lui prese nome e, con prediche, esercizi, raccogliendo fanciulli, confessando, istruendo la gioventù, si acquistò fama di San>> tità, offuscata a poco a poco dai dubbi sorti sulle sue dottrine, credute tutte imposture e lui esaltato. Infatti gli venne fatto un pro­cesso, come dice appunto l'Alberti, il quale durò molto a lungo, poiché P interessamento dell'Arciduchessa Marianna ne impediva sempre la conclusione. Condotto il processo politicamente si venne nella
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