Rassegna storica del Risorgimento

ALBERTI FRANCESCO ; NAPOLEONE I ; PIO VII
anno <1935>   pagina <695>
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I rapporti fra Napoleone e Pio VII nel carteggio, ecc. 695
di carattere a rimanere appunto più che mai fermo, quando mi si usano minacele e mi si voglia incuter timore; poiché non temo di nulla e sono a tutto disposto. Ho scritto io stesso nel tempo decorso a Sua Maestà, e Le 6 dimostrato in quante ma­niere era leso il Concordato. Mi ha Ella risposto e non ha potuto disconvenirne. Si era stabilito che il Signor Cardinale Fesch dovesse occuparsene e trattarne con persona da me destinata, e poi non se n'è fatto nulla. Ora però che la pace è conclusa, ci sarà opportunità di conoscere, convenire e accomodare ogni cosa.
In tutto questo colloquio il Papa mantenne la sua aria serena e ridente, espresse ogni cosa pacatamente e trattò l'Alberti con beni­gnità. Infine soggiunse:
Ora che la pace è fatta, saremo qui noi anche meno aggravati; perchè... e stringendo le spalle e inarcando le ciglia fece un tal moto che pareva volesse dire un non ne possiamo più che peraltro soppresse .
E troppo presto veramente avrebbe detto di non poterne più: doveva ancora sopportare lunghi anni di tante amarezze, veder pre­cipitare sempre più la sua situazione, fino a piegarsi alla forza, e vedersi strappato dal trono.
Dopo molti giorni, in seguito ad un corriere straordinario spedito al Viceré, l'ambasciatore di Francia si recava da Albano, in cui si trovava, a Roma per parlare di nuovo col Santo Padre e dalla rela­zione dell'Alberti al Testi, del 13 agosto 1807 (A. S. M., Min. Esteri, e. 16) risulta che sembrava Napoleone volesse stabilire una Confede­razione in Italia sul tipo di quella del Reno, e che egli col titolo di pro­tettore ne dovesse essere il capo, nominando il Principe Viceré delle provincie che allora governava. Perciò voleva dovunque uno stesso sistema militare e da tutti ricevuto ed eseguito il codice Napoleonico. Voleva dunque che al Pontefice si chiedesse
di accedere alla Confederazione, di adottare il Codice, di riconoscere il Re Giuseppe, di somministrare il contingente Militare, di convenire per gli affari ecclesiastici nei limiti che esigon le cangiate circostanze dei tempi, e che gli s'intimi, al caso che, come Pontefice non creda di poter ricevere il codice e di aderire all'altre dimande, di dimettersi dalla sovranità temporale, e di tenersi le chiavi del Cielo *
Dopo un simile colloquio il Pontefice rimase agitato, ma poscia calmatosi, meditava di mandare un nunzio a Sua Maestà. Questa intanto furoreggiava, passando da una brillante vittoria ad una più splendida ed i suoi sudditi francesi ed italiani a lui devoti, quale l'Al­berti, giubilano e coprono di lodi il loro potente ed invitto Sovrano:
Il ritorno di Sua Maestà l'Imperatore e Re (scrive il Marescalchi all'Alberi il 31 luglio 1807, A. S. M., Min. Esteri, e. 20) raccese tutto l'entusiasmo dei pari­gini, da lungo tempo assai difficile a scuotersi. Il menomo osservatore poteva accorgersi