Rassegna storica del Risorgimento
ALBERTI FRANCESCO ; NAPOLEONE I ; PIO VII
anno
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1935
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pagina
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697
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/ rapporti fra Napoleone e Pio VII nel carteggio, ecc. 697
A. S. M., Min. Esteri, e. 20). Ciò non toglie però che le azioni militari del Lemarrois continuino e si estendano ai comuni vicini, destando le più grandi apprensioni nel Governo pontificio: sono arrestati infatti alcuni capi del comune di Macerata ed il governatore stesso inons. Rivarola, di cui si dice che avesse carattere impetuoso ed imprudente. Il Governo pontificio era naturalmente impressionato, perchè, pensando allo smembramento quasi certo delle sue provincie, riteneva come perduto lo Stato, giacché quanto rimaneva al Pontefice era quasi nulla e le rendite che poteva trarne, non potevano bastare a sopperire ai bisogni del Governo pontificio (lettera dell'Alberti al Testi ed al Marescalchi del 18 novembre 1807, A. S. M., Min. Esteri, e. 17).
Non meno agitati e preoccupati erano, sempre a causa dell'irruenza napoleonica, alcuni Stati esteri, che volevano mantenersi neutrali, come ad esempio il Portogallo, del cui Principe si diceva (lettera del 31 ottobre dell'Alberti al Testi, A. S. M., Min. Esteri, e. 17 e lettera del 4 novembre 1807, A. S. M., Min. Esteri, e. 17) che era pronto ad imbarcarsi con tutti i tesori della Corona per passare in Brasile, onde togliersi dalla situazione difficile in cui si trovava, dato che mentre gli Inglesi lo stringevano era incalzato dalla Francia e dalla Spagna, e, se non si fosse ritirato, sarebbe stato costretto a determinarsi per Puna o per l'altra di queste nazioni.
Napoleone però non si curava delle apprensioni che destava, anzi nella sua vertiginosa corsa al trionfo assoluto della sua volontà, del suo genio, del suo potere, non distingueva, non rispettava più nessuna proprietà; non era certamente quindi lo Stato pontificio quello per il quale avrebbe fatto eccezione ed avrebbe ceduto; anzi, irritato sempre più dall'opposizione ferma e costante del Papa e dei suoi fedeli, deliberava senz'altro la forza la violenza per svellere ogni resistenza e sottomettere quello Stato.
Lo si sentiva infatti avvicinare rapidamente: fin dal gennaio, secondo la lettera dell'Alberti al Marescalchi del 16 gennaio 1808 (A. S. M., Min. Esteri, e. 21) era cambiato il governo in Toscana: il popolo, sempre volubile, era soddisfatto, perchè non amava la sua Regina, mentre però rimpiangeva il suo Re Ferdinando, mostrandosi in complesso anti-francese, perchè temeva le imposte e le coscrizioni e desiderava un Sovrano a sé. Nelle provincie di Siena ed Arezzo regnava invece un silenzio misterioso che lasciava temere delle mosse ardite. Così si diceva che Terracina ed Ascoli fossero già state occupate dalle truppe francesi e forse definitivamente. Il Papa ritirato nel Quirinale,