Rassegna storica del Risorgimento
ALBERTI FRANCESCO ; NAPOLEONE I ; PIO VII
anno
<
1935
>
pagina
<
698
>
698
Lina Maddi
non ne usciva quasi più; la popolazione gli si mostrava devota e fedele; mentre egli resisteva coi suoi cardinali le Legazioni cadevano ad una ad una nelle mani dei Francesi, le posizioni più dominanti, onde giunger più facilmente alla spoliazione della S. Sede, erano state occupate, Roma era piena di timori e spaventi per le notizie che si diffondevano (secondo le comunicazioni dell'Alberti al Testi del 27 gennaio 1808, A. S. M., Min. Esteri, e. 21). Il 30 gennaio l'Alberti scrive ancora al Testi (A. S. M., Min. Esteri, e. 21) che Miollis, fedele ed abile generale napoleonico, s'avvicina sempre più ed il 2 febbraio sarà a Ponte Molle, sul Tevere, a due miglia da Roma, che si sono chieste al Papa due cose alle quali si aspetta risposta negativa: una Confederazione contro gli Inglesi e la nomina di una terza parte del Collegio dei cardinali. Tutta la città è in allarme, il Papa invece, avendo preso le sue decisioni, appare calmo e tranquillo né segue i violenti consigli datigli, ha riunito i cardinali deliberando la condotta da tenere all'ingresso delle truppe Francesi. Un corriere infatti annunziava che una forte divisione di cavalleria e fanteria si avanzava verso Roma. H Papa manda incontro a Miollis a Civitacastellana il maggiore Resta, per avere spiegazioni ed a questi Miollis dice che egli è semplicemente di passaggio da Roma per recarsi a Napoli e vi si fermerà qualche giorno; la stessa risposta dava l'ambasciatore Alquier al cardinal Casoni che indirizzava una nota di protesta. Non passò molto che le trombe della cavalleria risuonarono per la Piazza del Popolo e la città fu tutta in moto di buon'ora, stordita e timorosa: il 2 febbraio alle 8 del mattino l'esercito di Napoleone, oltre cinquemila uomini, faceva il suo ingresso dalla Porta del Popolo nella capitale del mondo cristiano. Disarmata facilmente la guardia pontificia, i Francesi si avanzarono nella città occupando le Poste, le piazze più importanti, i conventi, spingendosi fin nella piazza del Quirinale, sotto le finestre e gli occhi del Papa, ponendo le loro batterie di fronte alla residenza del Pontefice. I ponti, i luoghi fortificati furono muniti di cannoni. Era stato frattanto occupato prima d'ogni altro luogo il Castel S. Angelo il cui comandante, Angelo Colli, avanzò subito una protesta al generale Miollis contro l'occupazione di quella cittadella. I soldati furono acquartierati nei diversi monasteri e gli ufficiali collocati presso le maggiori famiglie romane. A questo resoconto del 3 febbraio al Testi (A. S. M., Min. Esteri, e. 21) l'Alberti aggiunge che l'ambasciatore di Francia ha fatto alla Corte di Roma le più ragionevoli proposte d'accomodamento, ma la risposta del Papa fu che se le truppe fossero entrate nella città, si sarebbe ritenuto ciò come una misura del tutto ostile e che