Rassegna storica del Risorgimento
ALBERTI FRANCESCO ; NAPOLEONE I ; PIO VII
anno
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1935
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pagina
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700
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Lina Maddi
Avvicinandosi il carnevale, abitualmente festeggiato pubblicamente con grande concorso di gente, con feste e maschere, il Papa poibisce questi pubblici festeggiamenti, sia perchè non trova logico che la città si dia all'allegria in un periodo in cui dovrebbe essere a lutto per l'occupazione subita, sia perchè vuole evitare che si prenda parte alle feste indette dai Francesi, pubbliche o private: su tale oggetto scrive l'Alberti al Testi il 13 febbraio (A. S. M., Min. Esteri, e. 21) dicendo che trova fuori luogo quel provvedimento del papa, tanto più che con lo stesso danneggerebbe i bottegai, gli operai, gli osti, i bettolieri, i caffettieri e tutte le altre classi più bisognose della plebe:
inoltre aggiunge non è questo il momento di poner in maggior tristezza tutta la capitale e il discorso fattosi al Pontefice, che ninno può rendersi responsabile degli insulti che qualche testa riscalda ta può fare ai Francesi, coli 'op pò rtuni tà della maschera, sembra qui a noi piuttosto spezioso, che vero. Un popolo allegro non è né tumultuante, né sedizioso, ma può essere spinto alla sedizione e al tumulto quando lo si danneggi angusti ed affligga e temiamo che il consiglio parta da qualche ipocrita, che coll'appa-renza di allontanare il male, voglia forse farlo nascere .
Ed aggiunge, scrivendo al Marescalchi il 15 febbraio (A. S. M., Min. Esteri, e. 21) che il Papa abbia detto: che se il Governo della capitale dipende dalla sua Autorità egli non trova conveniente che il suo popolo abbia a sollazzarsi, mentre lui e la Chiesa si trovano immersi nell'amarezza e che se poi comandano gli altri facciano eglino la loro volontà, ch'ei non crede di prendersi né responsabilità, né pensieri . A queste notizie l'Alberti fa seguire un'altra veramente spiacevole ed indegna, dicendo che, nella notte erano state sfregiate e guaste le Madonne delle nicchie nelle strade, ed erano stati rotti a sassate vetri e lampade che stavano ad esse dinanzi.
Il Papa frattanto aveva provveduto a creare (secondo quanto attesta l'Alberti nella citata lettera al Testi del 13 febbraio) una Congregazione di Stato che sostenesse gli affari pontifici, col Casoni a capo, formata da questi, dai cardinali Della Somaglia, Litta e Anto-nelli. Il Papa è irritato al sommo e si rifiuta
con ostinata fermezza (seguita l'Alberti al Testi il 17 febbraio, A. S. M., Min. Esteri, e. 21) a voler perfino intender a parlar di conciliazione, non vi ha più, alcuno fra i Cardinali e i prelati che osi di promuovere un discorso che vi abbia qualche relazione. Mi fu comunicato che facendo egli un paragone fra sé ed il suo immediato antecessore, abbia detto che Lui, Pio VI, visse da Agnello e morì da Agnello, ma che egli Pio VII, visse da Agnello e morirà da Leone. Qui non si sa prevedere fino a qual punto possano giungere le dimostrazioni del suo risentimento quando vegga che forse le risoluzioni della Maestà Sua non gli lascino più luogo a sperare che questa Città sia liberata dalle truppe che l'occupano; e benché siano prese delle misure onde dalle