Rassegna storica del Risorgimento
BOLOGNA ; NAPOLEONE I ; CISPADANA (CONFEDERAZIONE) ; CONGRESSI
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1935
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pagina
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701
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I rapporti fra Napoleone e Pio VII nel carteggio, ecc. 701
Stamperie nulla sorta con offesa dei riguardi della Maestà Sua, nonostante la Segreteria di Stato ha due torchi a sua disposizione, non si sa per ora come impedire che nelle stampe del Pontefice e, dirò così, sotto i suoi occhi, non si imprimano delle carti tendenti a eccitare delle turbolenze nella Chiesa. Egli è ostinato a riguardarsi come prigioniero, lo dice a chi non vuole intendere ad ogni momento ed infatti per farsi credere tale non sorte più, come soleva ogni giorno a fare un giro in carròzza, né assiste, come ne avea l'uso, alle frequentatissime ecclesiastiche funzioni che ricorrono in queste Chiese principali.
Miollis intanto vegliava sulla città. All'alba i soldati si mettevano in moto, esplorando tutte le località. Si operavano arresti e fermi. Fin nella chiesa di Sant'Agostino si introdussero il 17 febbraio i soldati per arrestare quel parroco, padre Lucchesi, e rimandarlo al suo paese, Luna, come comunica l'Alberti al Testi il 20 febbraio (A. S. M., Min. Esteri, e. 21), poiché spiegando i libri dei Maccabei, faceva allusioni alle circostanze in cui allora si trovavano. Il 17 febbraio era stata pure incorporata senz'altro la milizia pontificia a quella francese (lettera dell'Alberti al Testi del 17 febbraio, A. S. M., Min. Esteri, e. 21) e in tutto regnò una certa calma; furono solo arrestati alcuni ufficiali che si rifiutarono di servire con le truppe francesi, agli ordini del generale Miollis.
Da questo l'Alberti si era recato a prender i dovuti accordi ed infatti gli vengono affidate altre mansioni che enumera nella sua lettera al Testi del 5 marzo (A. S. M., Min. Esteri, e. 24) in cui per giusti-Scarsi di non poter scrivere a lungo dice: Io ho l'ispezione generale su tutta la corrispondenza epistolare che merita qualche esame; sono dirò quasi capo della Polizia generale: ho i miei doveri come incaricato di affari, ed inoltre mi incombe di accudire alle funzioni d'agente ecclesiastico . In merito a queste sue cariche l'Alberti scrive pure al Marescalchi il 22 marzo 1808 (A. S. M., Min. Esteri, e. 23), mettendo in rilievo l'importanza delle sue mansioni e la buona volontà ed il fervore che Io animano, Miollis per cattivarsi l'animo dei Romani si prodigava in feste e balli, ai quali interveniva l'alta classe di Roma; ma il Papa, appreso che ad un grande ricevimento del 2 marzo avevano partecipato anche il governatore di Roma, il senatore, i prelati e preti, indignato per il loro contegno, li rimprovera (lettera dell'Alberti al Marescalchi del 7 marzo, A. S. M., Min. Esteri, e. 22) e vieta loro ed a tutti gli impiegati di accettare simili inviti. Così Miollis veniva a perdere tutto quel corteggio che egli voleva crearsi favorevole e soggetto, mentre il popolo sorrideva e si divertiva a qualche pubblico divertimento, ma mostrava in complesso una somma indifferenza, il che mette in rilievo anche l'Alberti nella sua lettera del 12 marzo al Testi (A. S. M.,
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