Rassegna storica del Risorgimento

BOLOGNA ; NAPOLEONE I ; CISPADANA (CONFEDERAZIONE) ; CONGRESSI
anno <1935>   pagina <702>
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Lina Maddi
Min. Esteri, e. 24). Miollis allora inasprito, pensa di cambiar tattica: s'impadronisce dèi Governo civile, mettendo sotto il suo comando tutti gli impiegati dei vari dicasteri, ai quali invece Pio VII vieta di con­tinuare a servire sotto il Governo francese; vengono così arrestati questi impiegati refrattari, i soldati pontifici licenziati, esiliati e puniti insomma tutti gli oppositori, promossi quelli del patriziato e dei sol­dati del Papa che aderivano alle richieste dei Francesi. Tali provvedi­menti papali creano, come ne scrive al Testi l'Alberti il 1 aprile (A. S. M., Min. Esteri, e. 21) delle
circostanze veramente imbarazzanti, poiché tutti gli affari sono in mano dei Pre­lati e dei Preti e di Individui di simile umore e si rispetta e si ubbidisce il Sovrano ed il Pontefice che comanda, ed è presente. Converrebbe che fosse pronunziata una parola ed allora tutti gli ostacoli sarebbero levati .
L'accanimento del Governo napoleonico si manifesta sopratutto contro i prelati: viene imposto ai cardinali appartenenti ad altri paesi che non fossero Roma di partire e rientrare nelle loro sedi: infatti, secondo la lettera del 4 marzo dell'Alberti al Testi (A. S. M., Min. Esteri, e. 21), i cardinali napoletani ritornano alla loro patria ed anche i pre­lati di quella regione partiranno per presentarsi a quel Ministro di polizia. Il Papa è sommamente scosso da questo stato di cose, e pare s'induca soggiunge l'Alberti a pensare un po' maturamente al suo caso. Intanto è certo che ha chiesto al sig. Lefèbre un passa­porto per un di lui corriere diretto a Parigi. Il 12 marzo l'Alberti intrattiene ancora il Testi (A. S. M., Min. Esteri, e. 21) sulla questione della partenza dei cardinali e dice che saranno fatti partire con la forza i prelati che non vorranno per la proibizione papale, mentre sembra che il Papa abbia scritto a Parigi con tali proposte di conciliazione, che non mancava che un po' di condiscendenza da parte di Napoleone, per sistemare ogni cosa e corre pure voce che il Papa comparirà il 25 marzo nella chiesa della Minerva a manifestare le sue decisioni. Nulla essendosi combinato ed aumentando gli arresti e le condanne all'esilio imposte dal Miollis, il quale esercitava tutta la sua forza, non sentendosi certamente ben sicuro su quel territorio in cui il Papa godeva ancora il maggior favore, mentre egli mancava di precise disposizioni e di un valido appoggio e di un vero partito favorevole, Pio VII si decise ad accogliere le dimissioni del segretario di Stato Casoni, ponendo in sua vece il card. Doria; ma essendo stato imposto anche a questo di partire, viene in suo luogo nominato il card. Gabrielli mentre il Papa richiama da Parigi il suo nunzio card. Caprara, il quale però non ritorna in Italia, sia per non saper opporsi alla volontà di